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Benatti: «Mirandola volta pagina e vuole scommettere sul futuro»

di Gianluca Pedrazzi
Benatti: «Mirandola volta pagina e vuole scommettere sul futuro»

«Dopo il terremoto abbiamo evitato la fuga delle aziende del biomedicale ora più moderne di prima» «Le priorità: rilancio dei centri storici e tutti nelle case. Vitali Cispadana e maggior unione dei Comuni»

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«Il terremoto è stato una tragedia che ci accompagnerà per tutta la vita, ma vogliamo e dobbiamo mettercelo alle spalle. Voltare pagina. E per voltare pagina dobbiamo avere nuovi orizzonti, capire che nella tragedia il sisma è diventato una opportunità per avere fabbriche più sicure e moderne, paesi con centri storici non solo più belli, ma con più servizi. In tre mesi abbiamo realizzato nuove scuole. Moderne. Efficienti. Sta nascendo il Tecnopolo, un’eccellenza regionale. L’auditorium... I contributi ai cittadini arrivano. A chi critica dico: guardatevi attorno e domandatevi perché l’Emilia è presa ad esempio. In Italia e in Europa. Ricordatevi il contesto in cui è avvenuto il terremoto: Stato con problemi finanziari come mai in passato. Economia alle prese con una crisi come mai in passato...».

Maino Benatti, sindaco di Mirandola nel cuore della Bassa ferita ma che, giorno dopo giorno, si rialza da quella tragica alba del 20 maggio 2012, è protagonista di questa nuova tappa del Focus Gazzetta, faccia a faccia in redazione.

Benatti soddisfatto dei risultati raggiunti fin qui sulla lunga strada della ricostruzione?

«Rispondo con un dato: il 29 maggio avevamo due problemi da affrontare dopo la seconda scossa. Evitare la fuga delle aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni e dunque una moria di posti di lavoro e riportare gli studenti a scuola, perché se non ci sono scuole in un territorio, in un paese, le famiglie se ne vanno... Bene. Quattro mesi dopo gli alunni erano in classe. E le aziende non solo non se ne sono andate ma adesso portano clienti, buyer, ad ammirare i nuovi investimenti. Le nuove sedi. Forti dei contributi avuti dallo Stato grazie al grande lavoro fatto dalla Regione. Non è poco in un’Italia dove gli esempi di sprechi e tragedie, scandali nel dopo-sisma si sprecano...».

Le vostre priorità sulla strada della ricostruzione?

«Ridare slancio ai centri storici è l’obiettivo principale qui come in tutti gli altri paesi colpiti dal terremoto. Se non riusciamo in questo i paesi muoiono. I residenti in centro prima del sisma erano 2700-2800. Oggi sono 1400. Ma occorre avere nuovi orizzonti, nuove visioni dei centri urbani...».

Andiamo oltre le parole. Servono fatti.

«Parlo chiaro. Il centro di Mirandola che avremo nei prossimi anni deve recuperare spazi, ridare qualità anche architettonica agli edifici. Il “piano organico” di cui stiamo discutendo con la Regione è curare ogni particolare, ogni angolo dei centri urbani ma cogliendo anche l’occasione per investire nel futuro. Un esempio: vogliamo rifare le strade con ciottolati, luci che richiamano al passato ma... sotto le strade far correre le fibre ottiche, informatizzare e nello stesso tempo rifare le reti fognarie...».

Bravo. Ma scusi, con che soldi?

«Le cose non si fanno dall’oggi al domani. Abbiamo stimato che nel nuovo Psc che presenteremo in primavera per queste linee guida servono almeno 28 milioni di euro. Procederemo per stralci e l’Unione Europea può essere una concreta fonte di finanziamento per i progetti. Ci sono fondi e occasioni disponibili. Basta saperli conoscere e sfruttare. Andremo avanti e avremo una nuova Mirandola.

Restano i Map. Avete un piano per azzerare queste città fantasma alle porte di Mirandola?

«Abbiamo chiuso i 18 container del campo di Cividale che ospitava sessanta sfollati. Ad oggi i tre centri di via Mazzone, via 29 Maggio e via Galeotti ospitano 536 persone. In tutto 150 container ma eravamo partiti da 242. E ci sono container vuoti che ora utilizzano associazioni. In due anni direi che possiamo scrivere la parola fine anche su questo capitolo con altre sistemazioni o il rientro nelle case ricostruite di famiglie o persone sfollate. Nei prossimi mesi arriveremo alla chiusura del “quartiere” di via 29 Maggio che ha 50 container ma ne ha 29 realmente occupati».

Il commissario Bertelli dice che il 2015 sarà l’anno dell’inizio dei grandi cantieri pubblici. A Mirandola?

«Ripristino del vecchio municipio e biblioteca nell’ex sede del liceo Pico a fianco della chiesa di San Francesco. Stiamo lavorando ai progetti preliminari. Poi ci saranno gli altri step: scelta del progetto, bando per i lavori... Non so se sarà nel 2015 ma di certo Mirandola avrà una biblioteca che passerà da 800mq a 4mila, moderna, centro multimediale capace di dialogare in diretta con il mondo. E la città recupererà piazza Garibaldi. Che fine farà il municipio realizzato dopo il terremoto? Pensiamo alla casa delle associazioni del volontariato o scuole, archivio... Di sicuro resterà. Ecco un esempio di come il territorio si troverà servizi in più».

Altri progetti concreti?

«Stiamo prendendo in carico immobili del demanio fatiscenti. L’ex Gil ospiterà commissariato e distaccamento della Polstrada. L’ex Milizia farà spazio a carabinieri. Agenzia delle Entrate e Inps. E il palazzo che ospita il commissariato in via Fulvia sarà destinato alla Guardia di Finanza».

In un territorio di 90mila persone non c’è un cinema. Un locale moderno per i giovani. Da anni parlate di multisala.

«Il progetto c’è. Il privato che dovrà realizzarlo c’è. Più sale cinematografiche, ristoranti, pub sala giochi... Sorgerà di fronte all’Ipercoop ma di mezzo ci sono stati terremoto e crisi. Il costruttore ha ribadito interesse e impegno. Si farà».

I cittadini criticano i Comuni per la lentezza con cui vengono esaminate le pratiche...

«A volte mi domando se uno ha l’esatta percezione di quanto accaduto e della mole di lavoro a cui debbono fare fronte gli uffici comunali. Ma anche di quanto è stato fatto fino ad oggi. Aggiungo: i cittadini si facciano un esame di coscienza. Stiamo finanziando la ricostruzione. Anche al 100%. C’è chi mi ferma e mi chiede perché non gli viene pagata questo o quello... A volte richieste assurde di fronte allo stato in cui erano gli edifici prima del terremoto. Prima di criticare, anche i cittadini, i privati facciano un esame di coscienza sullo stato del loro immobile. Della loro casa...».

Lei crede realmente nella realizzazione della Cispadana?

«Ci sono infrastrutture che sono vitali e possono fare da volano a nuovi investimenti, un rilancio di interi territori. Per Mirandola e la Bassa, la Cispadana è questo. È indispensabile».

La sensazione è che la Bassa, terremoto a parte, non sia mai stata in testa all’agenda dei piani d’investimento della provincia. Il rapporto con il capoluogo ad esempio...

«Vero. A volte le distanze dal capoluogo sembrano maggiori. Ma Muzzarelli anche grazie al lavoro di assessore regionale durante il terremoto ora conosce più di ogni altro le vere potenzialità di un’area come la Bassa. La Cispadana, la linea ferroviaria raddoppiata già oggi possono spostare equilibri, investimenti. Va aperto un confronto per un territorio che ha un distretto del biomedicale unico in Europa, ma che in attesa dell’autostrada fa ancora i conti con le curve del Canaletto...».

E fa i conti con i campanili. Lei ha lanciato l’idea di una fusione tra i Comuni e il giorno dopo c’è stata una grandinata di no dai suoi colleghi ...

«Vogliamo far finta che il mondo non sia cambiato? Che ci si possa permettere ancora di non accorpare servizi? Di guardare al proprio orticello di 10-20mila anime? Ai cittadini non importa da dove arriva il servizio ma che il servizio sia garantito e di qualità. E più porti in dote numeri più ottieni quando ti siedi a un tavolo istituzionale. Rivelo una cosa: prima di lanciare quella idea, dove Mirandola sarebbe uno dei Comuni non il Comune che decide e governa, chiesi tramite una lettera a un centinaio di cittadini che ne pensavano. La risposta fu unanime: avanti con la fusione. Già oggi stiamo per far fare un salto di qualità nel passaggio all’Unione Area Nord dei servizi in carico a singoli Comuni. La strada è questa. Credo che a remare contro non siano i cittadini ma chi vive all’interno delle amministrazioni che teme chissà che cosa. Le identità restano ma se fossi un cittadino mi domanderei: ma se è l’Unione che si occupa dei servizi sul territorio allora a cosa servono i Comuni? Sono scatole vuote? E se si perché non li uniamo?».

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