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Far rivivere i Cortili? «Un progetto vincente»

di Stefano Luppi
Far rivivere i Cortili? «Un progetto vincente»

Tiziano Ruffilli, tra i fondatori delle serate che rivoluzionarono il centro storico spiega come tornare a quei tempi: «La nostra indipendenza dava fastidio»

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Lo chef tristellato Massimo Bottura ha lanciato, con una intervista apparsa giovedì sulla Gazzetta, una proposta al Comune: «Ho un sogno - ha spiegato il patron della Francescana di via Stella - ed è quello di pensare a un percorso estivo attraverso i cortili con tanti stand, banchetti e giovani che preparano cibo. Spazi che potrebbero anche estendersi alle sale coperte restaurate al piano terra. E poi dare spazio a band locali, letture e incontri. Perché non creiamo un luogo di street food per noi modenesi in estate?».

Molti di quelli che hanno letto o ascoltato le parole di Bottura hanno immediatamente pensato: ma lo chef propone una versione moderna dei “Cortili”! I lettori più giovani forse non conoscono questa esperienza artistico- culturale che, durando dal 1981 al 1997, ha animato con crescente successo le estati sotto la Ghirlandina. L'esperienza è terminata giusto diciassette anni fa e l'argomento torna di attualità grazie appunto allo chef noto in tutto il mondo. Uno dei fondatori dei “Cortili” Tiziano Ruffilli ricorda qui tutti i segreti di questa iniziativa che ogni anno, in due mesi, era capace di raccogliere 50mila persone compresi 18mila abbonati alle serate.

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Ruffilli intanto i cortili dov'erano?

«Bottura ha parlato di San Paolo perché quel giardino su via Caselle era uno degli spazi, collegato agli altri che erano il cortile del Banano, quello del Leccio e quello sul retro delle scuole magistrali fino a giungere al San Geminiano».

Ogni tanto qualcuno rievoca questa versione delle estati modenesi, cosa facevate?

«C'era di tutto in campo creativo, dalla musica, tanta, al cabaret, al teatro, alla letteratura e ovviamente bar in cui si consumava a basso prezzo in modo moderato. Noi organizzatori eravamo arrivati ad avere 18mila abbonamenti per i due mesi, luglio e agosto di attività: tenga presente che i prezzi erano bassi, diciamo massimo dieci euro ad abbonamento oppure a un paio degli euro attuali per l'entrata nella singola serata. Avevamo circa 2mila ragazzi a sera e lì c'erano un centinaio di altre giovani che lavoravano, tutti con contratti precisi anche se di bassa entità».

Qui si beveva, si chiaccherava su sedie e tavolini molto semplici, ma non era solo tempo libero vero?

«No, qualcuno a volte prova a sminuire ma c'è stato molto altro. Tutti i musicisti di oggi sono passati per i cortili e anche Ligabue, Vinicio Capossela, Modena City Ramblers e Francesco Guccini oltre agli Avion Travel e Joe Ely hanno suonato tra i nostri tavoli. Oltre alla musica ospitammo scrittori come Vittorio Zucconi e Dacia Maraini, registi come Ken Loach, poeti come Zanzotto e Giudici, comici come Giobbe Covatta, Zuzzurro e Gaspare. Partecipò anche Nino Caponnetto, il capo del pool antimafia di Palermo di Falcone e Borsellino».

A lei, insieme a Patrizia Pellegrino, Massimo Casarini, Mauro Tesauro, Stefano “Picca” Piccagliani, Lucio Bruni, Mel Previte, Lara Luppi, Alberto Bertoni e numerosi membri di associazioni del tempo, come venne l'idea?

«Tutto nacque nel 1981, io ero operatore culturale in Comune e Modena a quei temi era una città pressoché morta dal punto di vista delle iniziative. Fondammo allora il circolo Wienna, di cui mi sono alternato alla presidenza soprattutto con Casarini e Righetti, e proponemmo all'amministrazione di affidare il cortile di San Paolo alle associazioni del centro giovani. C'erano musicisti che lì avevano una sala prove, altri con Casarini erano amanti del cinema e giravano filmati in super8, altri si dedicavano alla letteratura e alla lettura. Partimmo così, poi chiedemmo successivamente di unire altri cortili: prima ci fu detto no e poi arrivammo a ottenerli e allora coinvolgemmo tanti altri circoli tra cui More, Show Studio, Lo Spazio. Fu un bel periodo, eravamo autosufficienti e ciò ha contribuito a fare terminare l'iniziativa».

Perché tutto finì?

«Non voglio accusare nessuno, associazioni, amministrazioni o partiti, ma la nostra indipendenza dava fastidio: penso alle associazioni del commercio che non vedevano di buon occhio i nostri prezzi bassi. Ogni anno passava la Finanza, ma noi seguivamo ogni regola e alla fine arrivò la “furbata” per farci chiudere».

Cioè?

«A un certo punto il Comune decise di dare i complessi di due cortili, San Geminiano e Leccio, in concessione all'Università. Era il 1997 e l'ateneo subito ci disse che lì, dovendo divenire facoltà universitarie, occorreva partire con il restauro: peccato che poi iniziarono davvero nel 2005. Peccato, ma resta un bel ricordo perché era un luogo piacevole. Ricordo ancora che il capo della Digos dell'epoca Stingone mi ringraziava perché riuscivamo a tenere uniti tanti giovani in un luogo solo senza alcun incidente». Ripartirà l'esperienza?

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