Omicidi e rapine, il pane quotidiano dei “Csi”
Il team ha risolto il caso del furgone assaltato e decine di episodi di microcriminalità
Il laboratorio dove si svolgono le prime analisi sugli elementi repertati è off-limits. Una luce rossa sulla porta nega l’accesso a chiunque anche agli stessi vertici della polizia: inquinare l’area significherebbe mettere a rischio quell’indagine sul tentato omicidio avvenuto il pomeriggio prima. Nella piccola stanza al primo piano della questura stanno lavorando due specialisti della Scientifica, un altro è impegnato in video-conferenza per un’indagine intricata mentre la collega è sola nella sala adibita alla rilevazione delle impronte digitali. A completare la squadra mancano due operatori, sono dovuti uscire quando era ancora notte per un bancomat fatto esplodere. Ecco il gruppo d’azione che si districa tra camici bianchi, guanti in lattice e pettorine per i servizi in esterna. A loro vengono affidati i compiti più difficili, i casi disperati, sperando che un’intuizione o un errore possa spianare la strada ad una rapida soluzione dell’inchiesta.
L’ultimo grande successo, a livello nazionale, della squadra modenese è legato alla scoperta della banda che assaltò a colpi di fucile un portavalori a Fiorano, fuggendo con oltre 100mila euro. Vennero tutti arrestati grazie ad un’intensa attività di indagine, di reperti raccolti e analisi delle celle telefoniche.
«Ma da quando sono a Modena - spiega il dirigente Francesco Triggiani - sono molti i casi chiusi con successo. Ciò dimostra che nella nostra città viene utilizzato un metodo standard di indagini che può dare risultati positivi».
I “Csi” geminiani erano intervenuti anche nella chiesa di San Vincenzo dove venne incredibilmente rubato un quadro del Guercino. E l’intervento effettuato a pochi passi dal tribunale è emblematico della procedura di base. «Per prima cosa - continua il dirigente - è necessario isolare l’area in cui si opera, deve essere sterile e nessuno deve entrare. Questo è paradossalmente l’aspetto più difficoltoso perché nei primi momenti si è in una fase concitata: eppure se si vuole evitare discussioni in fase di dibattimento è doveroso che nessuno entri prima di noi. In San Vincenzo le indagini sono complesse, si tratta di una chiesa frequentata da centinaia di persone, pensate solo all’impegno di raccogliere tutte le impronte e catalogarle». (f.d.)
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