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incontro di sel alla sala ulivi

«Riforma scuola? No, un attacco»

Bocciato Renzi: «Fotocopia di Aprea, legge a misura delle aziende»

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Di fatto, una bocciatura (quasi) netta. Dalla “Buona Scuola” di Renzi, il piano proposto dal Governo per riformare il mondo dell’istruzione, emergono «troppe criticità».

Così, a dispetto di qualche voce positiva, il disegno viene rispedito al mittente. È questo il quadro che emerge dall’incontro che lunedì sera ha animato una Sala Ulivi gremita.

Diverse decine di persone hanno infatti risposto all’appello degli organizzatori - gli esponenti locali di Sel e “Per me Modena” - per ragionare sullo “stato di salute” dell’istruzione e, in particolare, sull’ultima cura che l’esecutivo vorrebbe mettere in campo. Una manovra che, in poche parole, non piace, tanto al palco quanto alla platea. Dal primo - su cui intervengono, tra gli altri, la senatrice Alessia Petraglia, in quota Sel, Adriana Querzé, capogruppo consiliare di “Per Me Modena”, Stefano Colombini, segretario FLC Cgil, Marianna Lucarini, candidata Sel alle elezioni regionali e Gabriele Guaitoli, coordinatore dell’Unione Universitari - piovono critiche su un progetto che, dicono, «ricorda in troppi suoi passaggi la vecchia proposta di legge Aprea».

Un “attacco alla scuola”, che proporrebbe una «visione troppo aziendalista». Certo, si esprime soddisfazione per l’annunciata assunzione a tempo indeterminato di quasi 150mila insegnanti precari. Ma, anche questa, viene letta non come «una convinta scelta politica», ma alla luce della «necessità di regolarizzare una situazione insostenibile come ci impone la Corte di Giustizia Europea». Proprio per opporsi ad un piano che viene ricusato in toto - o quasi: si salvano «solo due o tre punti» - ci si appella quindi ad un «movimento della scuola che si imponga sulla scena pubblica». Una mobilitazione che, nell’idea dei promotori, di dovrebbe coaugulare attorno alla legge di iniziativa popolare nata per rispondere al progetto della “Buona Scuola” renziana.

«Una proposta - presentata in Parlamento a metà settembre, forte dell’appoggio di diversi parlamentari e di oltre 100mila firme - emersa dal basso che si distingue da quella del Governo per la centralità del sistema pubblico». E che fa dello stanziamento di «risorse certe e adeguate all’istruzione» un imperativo, destinando alla scuola il 6% del Pil: «Una scuola di qualità per tutti è la base della democrazia e del futuro di una società».

Marcello Radighieri

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