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Vecchi: «Spiegherò tutti i viaggi a Roma»

Vecchi: «Spiegherò tutti i viaggi a Roma»

La procura: «La precedenza agli interrogatori dei consiglieri ricandidati». E si scatena il gossip sull’acquirente del sex toy

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«Non mi avete mai sentito dire una parola meno che rispettosa nei confronti dei magistrati, ma ci sono riforme che aspettano da troppo tempo. C'è una giustizia troppo lenta».

All'indomani dei 42 avvisi di fine indagine recapitati ad altrettanti consiglieri regionali (cinque sono ricandidati col centrosinistra, tra cui Luciano Vecchi, e tra i modenesi di nuovo in lizza figura anche Enrico Aimi) Stefano Bonaccini sollecita una riforma della giustizia. Un break andato in scena davanti alla platea dei sindacati pensionati a Bologna e parlando non di ciò che sta accadendo in viale Aldo Moro in questi giorni, ma a proposito del caso Chioscopoli che lo coinvolse (alla fine fu assolto) quando era assessore al patrimonio al Comune di Modena.

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Una odissea giudiziaria «durata due anni e mezzo per un fatto del 2003», sottolinea Bonaccini, che era stato sul punto di rassegnare le dimissioni all’allora segretario Pd Pierluigi Bersani. Ma di fronte ai pensionati Cgil, Cisl e Uil il candidato Pd è tornato anche a parlare dell'inchiesta sulle spese dei gruppi che ha coinvolto, tra gli altri anche Matteo Richetti e Andrea Leoni. «Non mi sentirete speculare sugli indagati delle altri liste, vedo che altri lo dimenticano», sottolinea. E quando un delegato sottolinea che fino a qualche tempo fa «era inconcepibile» ciò che riportano le cronache a proposito della Regione, Bonaccini sbotta. «Rivendico di essermi cancellato il vitalizio due anni fa, primo consigliere d'italia», sottolinea. Certo, «non siamo eroi. Probabilmente andava fatto anche prima. Mi dispiace - dice ancora il candidato presidente del centrosinistra - che gli sforzi fatti in questi anni vengano soffocati da questa inchiesta. La magistratura ha non solo il diritto ma anche dovere di indagare su ciò che ritiene. Anche a dieci giorni dal voto non vedo nessun complotto. Chiedo solo di fare in fretta». Nella prossima gestione della Regione, «vedrete poche auto blu. Faremo della sobrietà una bandiera», assicura Bonaccini.

Anche Luciano Vecchi ieri è tornato sulla vicenda che lo riguarda. A Roma c'è andato, ma non per motivi personali. «Ho fatto molte missioni nella capitale e altrove, perchè per il Pd mi occupavo di dossier rilevanti come fondi europei e questioni legate al bilancio». Vecchi, assessore regionale alle attività produttive, per il Pd ha sempre avuto l'incarico di fare il relatore di maggioranza delle varie finanziarie di viale Aldo Moro. Da qui il motivo delle tante trasferte a Roma, spiega l'assessore. «Se mi contestano viaggi personali provvederemo a chiarire», assicura. Per Vecchi, comunque, non si tratta di «giustizia a orologeria». Anzi, la magistratura «fa bene a svolgere il suo ruolo di controllo, fa il suo lavoro». Non è escluso, stando a quanto riferito ieri dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, che Vecchi sia sentito già nelle prossime ore in una sorta di calendario che darebbe la precedenza istituzionale ai consiglieri ricandidati, se questi ne faranno richiesta.

Intanto, tra le notizie a margine dell’inchiesta, quella che tiene sempre banco riguarda il rimborso chiesto da una consigliera per un sex toy. «Un mio collaboratore? Non posso escluderlo. Di sicuro quella spesa non l’ho fatta io». Rita Moriconi, la consigliera Pd che avrebbe, tra le spese contestate dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi regionali, un acquisto da 80 euro in un sexy shop, si difende con la stessa determinazione sfoderata ieri, aprendo però la porta, con quel «non lo escludo» al fatto che l’acquisto sia stato fatto da un elemento del suo staff. La consigliera dem, stavolta, ammette almeno che la contestazione c’è («ho avuto modo di leggere un elenco di spese e c’è effettivamente una voce che non mi risulta, che non conosco e che non so cosa sia, è abbastanza confusa»), ma avanza il dubbio che possa trattarsi di «un errore. Io non sono mai stata in un sexy shop e non ho mai fatto questa spesa, chiariremo appena possibile questa cosa molto brutta».

Sul sex toy si è scatenato il finimondo quando la gamba di una donna, avvolta in una calza a rete rossa, e due mani femminili ammanettate è comparsa su Facebook con la scritta «Regione Emilia-Romagna, spese pazze. L'unico sex toy che devono usare». È il volantino che la lista liberi cittadini per l'Emilia-Romagna ha pubblicato ieri sul proprio profilo. Da notare che promotore della lista è stato Giovanni Favia, ex grillino, anche lui tra gli indagati.

In quanto ai soldi spesi emerge con chiarezza che le consulenze costituiscono la maggior parte delle spese contestate ai gruppi dell'assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna. Il Pd, il gruppo più numeroso con 18 indagati, su un totale di 960 mila euro contestati, ha alla voce consulenze circa 655 mila euro, mentre la seconda posizione è occupata dalle spese di pubblicità (150 mila euro); il Pdl, 11 indagati per un totale di 205 mila euro, ha 121mila euro di consulenze; l'Idv, che con solo due consiglieri indagati ha però speso illecitamente, secondo Procura e Gdf, 423 mila euro, ha 125 mila euro in consulenze, 175 mila in organizzazione eventi. (d.b.)

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