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GUARDIA DI FINANZA

Commercio di alcol in nero: arrestati anche due modenesi

Commercio di alcol in nero: arrestati anche due modenesi

Gestendo falsi depositi sono accusati di aver preso parte a una frode fiscale internazionale con vendite sottobanco

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Ci sono anche due modenesi titolari di magazzini fittizi tra i destinatari delle 23 ordinanze di custodia cautelare (12 in carcere, 10 ai domiciliari con uso del braccialetto elettronico ed un obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria emesse dalla procura di Bologna.

I due sono finiti in cella e ai domiciliari perché ritenuti membri attivi di un'organizzazione criminale transnazionale dedita alla commissione di frodi nella commercializzazione di bevande alcoliche immesse in consumo "in nero” nella Unione Europea. È quanto ha scoperto la guardia di finanza di Bologna che contesta alla gang un'evasione in Italia dell'accisa e dell'Iva pari a 82 milioni di euro per 142 milioni di litri di bevande alcoliche. L'inchiesta è stata coordinata dalla Procura di Bologna con la collaborazione dell'ufficio doganale.

I provvedimenti sono stati eseguiti o sono in corso di esecuzione in 25 province italiane di otto Regioni: Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia e Sicilia. in Emilia sono finiti agli arresti tre bolognesi e i due modenesi. le identità non sono state rivelate dalle autorità perché, a loro dire, comprometterebbero l’operazione in corso all’estero: sul caso si lavora con il coordinamento di Eurojust, l’agenzia europea impegnata nella lotta contro gravi forme di criminalità organizzata e transnazionale, in Inghilterra, Irlanda, Germania e Romania. Sono stati sequestrati immobili, terreni, automezzi, conti correnti, quote societarie e preziosi per un valore di circa 10 milioni di euro. Secondo la ricostruzione delle “fiamme gialle” l'orgnizzazione, grazie a prestanome, si avvaleva di depositi fiscali fittizi (facenti capo a società senza patrimonio e destinate al fallimento) in quanto destinatari solo virtualmente di partite di bevande alcoliche (nella maggior parte birra) in regime di sospensione d'imposta (accise) da depositi fiscali di altri Paesi europei. Di fatto, dunque, la merce non si spostava perché il gruppo, questa la versione dell'accusa, poteva contare su l'emissione di falsi documenti elettronici (e-AD) per la movimentazioni delle partire di alcol. In questo modo si facevano risultare le merci come arrivate a destinazione in Italia anche se in realtà rimanevano all'estero per poi venire vendute in nero.

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