Maletti: «Aree F a Modena? D’accordo col sindaco»
La presidente del consiglio comunale: «Ci confrontiamo, magari a qualcuno non piace. I tagli al bilancio sono un problema»
Sarà una seduta del consiglio comunale piuttosto movimentata quella di questo pomeriggio. Almeno sulla carta, infatti, la prima vera discussione sulle aree F di questa legislatura promette scintille tra Pd e Cinquestelle, già espliciti ieri nel condannare la delibera in discussione. Le aree F sono state anche motivo di scontro tra il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e il presidente del consiglio Francesca Maletti in campagna elettorale, ma non sarà così oggi. Maletti è chiara sul saldo zero: «Questa area F aveva già iniziato il percorso, rimane con utilizzo zero di suolo. Era già predefinita. E come definito nel piano abitativo sociale in questa delibera è stato introdotto anche il fatto che le assegnazioni degli appartamenti che verranno costruiti, verranno eseguite con nuovi regolamenti. Si tratta di nuove disposizioni che verranno approvate dal consiglio comunale in merito alle graduatorie delle zone Peep».
Sembra andiate perfettamente d’accordo. Cosa voleva dire Muzzarelli quando domenica scorsa, sul nostro giornale, ha detto «c'è qualcuno a cui dispiace che io lei andiamo d'accordo?».
«Lo chieda a lui».
Si sarà fatta un’idea.
«Io e Muzzarelli abbiamo un confronto sulle politiche dove, nel rispetto delle competenze, ci confrontiamo. Non si può negare che rispetto al percorso fatto nelle primarie e nella costruzione della lista del Pd io sono rappresentante di una certa fetta di consiglieri. Ma questa è una cosa che tutti sanno. Il confronto magari può mettere in difficoltà altre persone».
Allora è vero che lei è la nona assessora?
«Io e il sindaco abbiamo condiviso che lui viene in consiglio comunale a dare informazioni su argomenti specifici che nel consiglio seguente diventano oggetto di dibattito. Questo permette da un lato una maggiore trasparenza e dall’altro anche al consiglio comunale di essere coinvolto e svolgere meglio la funzione di indirizzo e di controllo».
A proposito di ciò che si diceva mesi fa: lei non si è candidata in Regione come consigliere, ma ci sono anche altre strade per arrivare a Bologna.
«Io non mi sono candidata in Regione. Credo che altre strade non ce ne siano e non ce ne saranno».
L’inchiesta della Procura di Bologna quanto complica la campagna elettorale?
«L’inchiesta sta attenuando ancora di più la voglia dei cittadini modenesi ad andare a votare. E questo è un problema. Senza traino si rischia un’affluenza molto bassa. È un peccato perché la Regione ha un ruolo importante rispetto alle garanzie di alcuni servizi come ad esempio la sanità, il trasporto pubblico locale, formazione e lavoro».
Non è un mistero che lei appoggi Boschini.
«È vero. Lo ritengo una persona idonea e adatta al ruolo di consigliere soprattutto rispetto ai temi del lavoro dove lui ha una competenza specifica. E non dimentico quando, da segretario del Pd, ha mantenuto il proprio lavoro impegnandosi gratuitamente per il partito. Questione di sensibilità, di modo di intendere i ruoli politici».
Cosa chiede alla nuova Regione?
«Intanto bisogna chiedere la definizione, al più presto, della competenza della Provincia. Abbiamo bisogno che la Regione riveda alcuni modelli come gli accreditamenti sanitari socio-sanitari ed educativi che non sono sostenibili, e riprenda in mano, come in passato, un allentamento dei patti di stabilità dei comuni».
Un ragionamento strettamente connesso al prossimo bilancio, che presto arriverà in bilancio.
«Affrontare il bilancio preventivo 2015 per il Comune di Modena è sicuramente molto complesso. Da un lato questi tagli arrivano dopo sei anni di altri tagli e fuori le persone sono sempre più in difficoltà. Pensare ad un aumento della pressione fiscale è impossibile. Dall’altro mettere mano a tagli della spesa corrente significa tagliare i servizi. Sul piano investimenti, se non c’è un allentamento del patto di stabilità, vuol dire anche non creare lavoro. E non ci possiamo permettere di non dare impulsi all’economia della nostra città».
Davide Berti
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