Svelato il sex toy: «L’ho comprato io»
Il colpevole è Rosario Genovese: «Era soltanto uno scherzo» Intanto Richetti si sfoga: «Le mie spese tutte documentate»
Il rimborso del sex toy che risulta tra le spese del consigliere Pd dell'Emilia-Romagna Rita Moriconi è un «grave, gravissimo errore» commesso da un collaboratore del gruppo consiliare del partito, Rosario Genovese.
L'uomo, ex Psi, candidato alle precedenti elezioni regionali e primo dei non eletti, si è presentato in mattinata in Procura - che ha chiuso le indagini sui fondi dei gruppi - per una spontanea testimonianza, ma verrà sentito dai Pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari nei prossimi giorni.
«È una spesa mia personale fatta per acquistare oggetti atti al confezionamento di un regalo-scherzo per un amico che di lì a poco avrebbe compiuto gli anni - ha spiegato Genovese in una lunga “confessione” alla stampa - quindi non riferibile a una spesa che io possa avere fatto mentre ero in missione o per attività legate alla mia attività di collaboratore del gruppo consigliare Pd e della stessa consigliera Moriconi».
Genovese si dice «certo di aver commesso un errore materiale, in quanto mai e poi mai avrei chiesto un rimborso per una spesa personale e soprattutto riferibile a materiale di quel tipo. Certo è che quanto avvenuto, visto che è stato erroneamente presentato, non poteva saperlo la consigliera Moriconi».
Il rimborso per il sex toy (si tratta di un vibratore) è avvenuto per due volte ed è stato giustificato - come emerge dalla relazione della Guardia di Finanza - con la voce «per pranzo o cene di lavoro e hotel con amministratori locali su politiche regionali». Il vibratore era stato acquistato il 29 novembre del 2010 da Bis srl di Reggio Emilia al prezzo di 83,50 euro: è stato dunque di 167 euro il rimborso. Dagli atti dell'inchiesta risulta che Genovese avrebbe beneficiato tra l'agosto 2010 e l'ottobre 2011 di una cifra vicina ai 70.000 euro di consulenze per il gruppo Pd.
La somma farebbe parte del totale delle consulenze per cui la Procura - a causa dei poco chiari appoggi giustificativi - chiede conto all'allora capogruppo in Regione del partito, Marco Monari.
Una delle ipotesi al vaglio dei magistrati è che le consulenze in generale possano essere state una sorta di “compensazione” per chi non riuscì ad essere eletto.
Intanto hanno chiesto di essere sentiti in Procura Antonio Mumolo, del Pd, e Sandro Mandini, Idv, candidati alle prossime elezioni del 23 novembre. Ieri la Procura, per bocca del procuratore aggiunto e portavoce Valter Giovannini, aveva spiegato che - se richiesti - sarebbero stati svolti prima gli interrogatori dei consiglieri che corrono alla ricandidatura: in tutto sono 12, tra cui anche i modenesi Luciano Vecchi ed Enrico Aimi.
Le cifre contestate ormai sono note: 84mila euro ad Andrea Leoni, 58mila euro ad Enrico Aimi, 12mila euro a Luciano Vecchi e 5mila euro a Matteo Richetti. E proprio l’onorevole ieri ha rotto il silenzio. «Fango» e «mistificazione». Coinvolto nell'inchiesta della procura di Bologna sulle spese dei consiglieri regionali, tanto da aver rinunciato anche alla corsa per le primarie del Pd in Emilia-Romagna, Matteo Richetti ora sbotta. Gli inquirenti gli contestano «5.500 euro in due anni di attività- scrive su Facebook lo stesso deputato pd, ex presidente dell'assemblea regionale- che comprendono spese di viaggio (treni, taxi e auto), due pernottamenti in hotel in due anni (in occasione di convegni a cui sono intervenuto come relatore e di cui ho fornito copia dei materiali durante il mio interrogatorio) e spese di rappresentanza e pranzi-cene di lavoro». Richetti rivendica il fatto che «non c'è un euro senza giustificativo e relativa ricevuta. Parlare genericamente di spese allegre fatte da tutti è una mistificazione bella e buona. E non lascerò che un'inchiesta, che sono certo si concluderà bene e in fretta, cancelli quello che ho fatto proprio in quegli anni e proprio in quella assemblea regionale. La limpidezza dei fatti è più forte del fango che qualcuno prova a gettare». In settembre, quando scoprì di essere indagato, Richetti si presentò in procura per l'interrogatorio e fece richiesta di archiviazione. Ma ora l'avviso di fine indagine è arrivato anche a lui. E il deputato si sfoga.
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