Da Francesco I d’Este fino a Goldoni e De Amicis
Una galleria inimmaginabile di personaggi celebri legati a questo luogo Anche Napoleone Bonaparte, per un breve periodo, soggiornò in queste stanze
Ad aprire la galleria di personaggi che accompagnerà i lettori alla scoperta del Palazzo è il padre spirituale e materiale del Palazzo ducale, quel Francesco I d'Este che volle concepire Modena come una grande capitale europea, e se stesso come signore di quella capitale. Chi tradusse il disegno politico dell'estense in un progetto architettonico fu Bartolomeo Avanzini, al quale è dedicato il secondo capitolo del libro, e che dà anche occasione all'autore di occuparsi degli altri progettisti e architetti di corte, tra cui il Gaspare Vigarani a cui si deve la palazzina dei Giardini Ducali, e non ultimo il grande Gianlorenzo Bernini, consulente privilegiato dell'Estense nonché autore di uno dei più celebri busti scultorei del Seicento, che ritrae proprio Francesco I d'Este in una foggia regale destinata ad avere molta fortuna negli anno a venire.
Se è vero che nella storia il potere si declina più spesso al maschile, c'è pure qualche significativa e interessante eccezione. Laura Martinozzi, reggente per il figlio Francesco II d'Este, seppe imprimere al ducato e al palazzo che lo rappresentava un corso nuovo, lontano dai fasti mondani dei predecessori e tutto rivolto all'edificazione dello spirito, e dei conventi. Ma non solo i sovrani sono stati interpellati per accompagnare il lettore tra le pietre e i marmi del palazzo modenese.
Figure di assoluto rilievo, come il bibliotecario e storico di corte Ludovico Antonio Muratori, hanno contribuito a rendere celebri quelle stanze, e ad attirarvi ammirati viaggiatori e studiosi. Un altro nome celebre, che potrà incuriosire il lettore, è quello di Carlo Goldoni. Il famoso commediografo ci accompagnerà alla scoperta della darsena, l'importante porto fluviale cittadino che sorgeva proprio sul retro del palazzo ducale. Napoleone Bonaparte in persona vi soggiornerà, seppure per un brevissimo periodo. Le spoliazioni saranno ingenti, e la fuga di Ercole III poco decorosa.
Fortunatamente qualcosa si salvò, tra cui il meraviglioso salottino d'oro concepito e fatto realizzare da Francesco III. Con gli austro-estensi, il famigerato Francesco IV e il più timido Francesco V, il ducato diventa a tutti gli effetti uno stato satellite degli Asburgo. Il palazzo viene restaurato e arricchito di edifici di servizio, ma molto presto verrà l'ora, per gli estensi, di lasciare Modena per sempre. Neppure trent'anni prima della partenza definitiva di Francesco V, Ciro Menotti era stato impiccato insieme ad altri liberali coinvolti in quella che passerà alla storia come “congiura estense”. Nella nuova stagione che si apre con il processo di unificazione, nuovi volti e nuovi personaggi si affacciano dalla balconata del palazzo: Luigi Carlo Farini, che ha ancor oggi intitolata la via che conduce diritta dalla via Emilia al palazzo, Manfredo Fanti, fondatore dell'Accademia Militare, e anche un insospettabile Edmondo De Amicis, cadetto per due anni nella seconda metà del IXX secolo.
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