Il governo “salva” di Francesco per i lavori sul Duomo contestati
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Il governo "salva" il direttore regionale Carla di Francesco che per i lavori appena conclusi sul Duomo era stato messo sotto indagine dalla Corte dei conti per quattro appalti affidati direttamente alla stessa ditta, la "Candini Arte" di Castelfranco. Lo ha spiegato il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni Dell'Acqua ieri in Senato, negando "forzature di legge" sugli appalti pubblici assegnati "per un totale di 595mila euro assegnati alla Candini in quattro tranche". Il governo, tra l'altro, nega ci sia stata una "forzatura di legge", come la chiama Borletti nel rispondere a una interrogazione della senatrice Michela Montecchi del M5S che sostanzialmente ricalca la richiesta del presidente di Italia Nostra Giovanni Losavio. Quest'ultimo chiedeva la rimozione dell'alto dirigente ministeriale che dunque ottiene la solidarietà dei superiori anche se sul tema si innesta un curioso particolare: era infatti stata la stessa Carla di Francesco ad ammettere di avere effettuato la "forzatura di legge" di cui ora viene smentita l'azione. Chi ha ragione? Senza dubbio la forzatura di chi ha parlato Di Francesco venne in ogni caso rilevata dall'ispettorato della Ragioneria generale dello Stato indagando a Bologna presso la Direzione regionale nell'estate 2013. Nella relazione si legge infatti rispetto all'affidamento azienda modenese di avere rilevato un "Irregolare affidamento diretto a un'unica ditta in conseguenza dell'artificioso frazionamento dei lavori di restauro". La Direzione regionale ha fornito agli ispettori statali le proprie controdeduzioni sul tema: si parla di affidamento in base al Codice degli appalti (art 57) e di "Un percorso decisionale che ha preso in considerazione gli aspetti di tutela e salvaguardia del bene e gli aspetti dei lavori da eseguire, oltre che l'importanza specifica del monumento". Insomma i lavori sul Duomo sarebbero stati affidati alla Candini perché in questo modo la "mano" esecutiva avrebbe dato vita a un intervento coordinato riducendo tra l'altro i tempi di esecuzione. Per questo motivo, si presume, la ditta ha ottenuto anche i fondi privati assegnati direttamente dal Capitolo Metropolitano e non al centro dell'inchiesta ministeriale. I responsabili, probabilmente non avendo la somma totale a disposizione in una sola tranche, avrebbero potuto anche fare un unico bando pubblico per il restauro completo del monumento patrimonio dell'umanità. In ogni caso il fascicolo con i dati dei fondi pubblici assegnati direttamente alla Candini è stato trasmesso alla procura regionale della Corte dei Conti che continuerà l'analisi della vicenda. Il sottosegretario in Senato ha fatto poi i conti sul restauro appena finito: è durato dal 2006 al 2013, con fondi disposti dal Capitolo metropolitano, con fondi erogati dalla Fondazione Cassa di risparmio di Modena, per un importo totale di 2 milioni e 70mila euro a cui vanno aggiunti 700mila euro del Ministero. Stefano Luppi
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