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Palazzo Ducale e Accademia: due nomi per un’unica storia

di Davide Berti
Palazzo Ducale e Accademia: due nomi per un’unica storia

Uno dei simboli della città raccontato in un prezioso volume che ne svela i segreti più particolari Curiosità e aspetti “più umani” di un tesoro che Modena troppo spesso si dimentica di avere

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Accademia Militare o Palazzo Ducale? Basterebbe questo semplice interrogativo per scrivere un libro. A questo, e a molte altre domande, cerca di dare risposta “C’era una volta il Palazzo Ducale di Modena”, più che un libro una testimonianza di quanta storia sia stata scritta dentro le mura che si affacciano su piazza Roma e viale Vittorio Emanuele.

L’impresa è firmata Artestampa, che regala a Modena una nuova opera dopo quella dedicata al Duomo. Il racconto è affidato ad una delle penne modenesi più frizzanti, Roberto Franchini, che traccia con enciclopedica precisione e un tocco romanzesco i profili di coloro che hanno segnato, a loro modo, i luoghi, le sale, i cortili di un patrimonio che Modena spesso dimentica.

Il volume si propone di raccontare la storia del Palazzo Ducale Estense, edificio-simbolo del potere a Modena, e del suo rapporto con la città nel tempo, calandosi di volta in volta nelle stanze e nelle vesti dei personaggi che più significativamente lo hanno attraversato e ne hanno interpretato la vocazione di comando.

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Come già con il primo titolo della Collana dedicata ai più importanti luoghi di Modena e provincia - “C'era una volta il duomo”, a cura di Matteo Al Kalak - anche il volume sul Palazzo ducale si presenta come una conversazione aperta con la città, un racconto dai toni fiabeschi per riscoprire l'emozione di un patrimonio comune, di una storia collettiva.

Roberto Franchini dà voce a questo complesso monumento, presentandoci una galleria di tredici personaggi che hanno intrecciato la propria sorte con quella del palazzo, dal suo concepimento fino all'età contemporanea.

«Storie, aneddoti, notizie e curiosità, ma anche e soprattutto immagini - spiega l'editore Carlo Bonacini - questa è la colonna portante del progetto editoriale, che ha previsto un'accurata ricerca iconografica condotta su documenti, oggetti d'arte e fotografie storiche. Di particolare suggestione - completa Bonacini - anche una serie di immagini mozzafiato dell'esterno e dell'interno del Palazzo ducale, che abbiamo realizzato utilizzando dei droni, e che vanno a completare il volume con prospettive davvero inedite sulla città e sul suo patrimonio».

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Il libro - con testo a fronte in inglese, particolare non di poco conto - non è solo un cammino nella storia, ma piuttosto una ricerca di aneddoti e curiosità che, pagina dopo pagina, non fanno altro che aumentare il sapore - perché il libro è anche gusto - di un racconto che spazia su più fronti.

C’è quello storico, legato alla casa d’Este, ai Savoia, al fascismo.

C’è quello di costume, con l’occhio alle debuttanti.

C’è quello architettonico, che mette in luce le volte, gli affreschi, le scalinate e il salone d’onore.

C’è quello culturale, attraverso personaggi che hanno segnato la loro epoca, da Lodovico Antonio Muratori a Carlo Goldoni per finire con un inaspettato Edmondo De Amicis.

C’è quello patriottico, legato alla formazione dei militari del nostro Paese.

C’è quello umano, nei volti dei cadetti. E non è un caso che proprio l’ultima immagine di persona che campeggia nel volume sia dedicata all’ufficiale dei bersaglieri Giuseppe la Rosa nel giorno del suo giuramento. Il maggiore La Rosa è caduto in Afghanistan, a Farah, l’8 giugno 2013 e il 6 febbraio scorso gli è stata conferita la Medaglia d’Oro al valor militare: i suoi occhi di pace si sono chiusi in guerra, a segnare ciò che da sempre ha comunque sconvolto, nei momenti più delicati, anche la quiete di Modena.

Le due guerre mondiali e la dittatura fascista portano gravi stravolgimenti anche alle stanze del potere. Adunate, parate, visite ufficiali, bombardamenti, rifugi antiaerei e persino, quasi fosse una nota fuori posto, un carosello storico per celebrare i trecento anni dalla nascita di Alessandro Tassoni, nel 1936. Il dopoguerra segna il definitivo ritorno del palazzo alla destinazione stabilita da Fanti, e ancor prima da Napoleone: accademia militare. Ed è per questo che il volume si chiude, guardando al futuro, con un breve capitolo dedicato al “comandante che verrà”.

Da non perdere una foto, la prima che si conosce, del Palazzo Ducale. Sarà svelata sfogliando il libro: l’ha scattata Dioneo Tadolini e risale al 1858, anche se sarebbe d’obbligo usare il condizionale.

Da sapere c’è che l’Accademia Militare, così come la si conosce oggi, ha un padre modenese: Manfredo Fanti. Nato nel 1806 a Carpi, allievo della scuola matematici pionieri del Ducato, nel 1831 fu parte del governo provvisorio che resse le sorti di Modena. Aveva accumulato una lunga esperienza quando venne nominato Ministro della Difesa nel gennaio del 1860 su volontà di Cavour.

È un libro da vedere, da guardare, da osservare al punto che ci si augura che diventi un occhio illuminato anche per tanti modenesi.

Non è un mistero che girando per Modena e chiedendo ad un passante cosa sia il palazzo ducale, questo possa anche rispondere con un proverbiale “boh”. Sarebbe bello che Modena adottasse quest’opera: un libro così, in ogni classe scolastica della città, farebbe bene ai cittadini modenesi del futuro.

@dvdberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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