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tecnico rapito

«Per tutti noi termina un incubo»

Dino Piacentini: «Ero in Libia 10 giorni fa, sulla vicenda non posso dire nulla»

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«Finalmente. È la fine di un incubo e siamo tutti contenti del ritorno a casa di Marco. Abbiamo già contattato i familiari, ci siamo sentiti, è stato un bel momento atteso da tanto tempo. Adesso, per un po’ lasciamolo in pace, con la sua famiglia, con la sua libertà riconquistata».

Così Dino Piacentini, il datore di lavoro di Vallisa, raggiunto al telefono nella prima mattinata di ieri. L’imprenditore modenese, che per primo quattro mesi fa contattò la Farnesina per annunciare la scomparsa-rapimento dei suoi tre dipendenti in Libia, si trovava già a Roma per dare in persona il bentornato a casa al suo tecnico. «Mi trovavo in Brasile per affari e stavo rientrando in Italia e sono stato avvisato, ho avuto la grande notizia verso le 6 del mattino. Da chi? Non posso rivelarlo».

Sono tante le domande a cui si vorrebbe che rispondesse l’imprenditore modenese: da quale organizzazione o gruppo sia stato effettuato il lungo sequestro, quali siano state le motivazioni. E ancora che tipo di trattative ci siano state e se sia stato o meno pagato un riscatto. E anche, se mai c’è stato, quale sia stato il ruolo di Piacentini in tutta questa vicenda su cui, ovviamente, la Farnesina ha alzato un sipario impenetrabile. L’imprenditore è lapidario e inamovibile, consapevole di essere, con il suo gruppo industriale, in prima linea in questa vicenda e in un contesto delicato e difficile.

«Dieci giorni fa io ero in Libia - afferma - Non posso dire nulla. Voglio ricordare a tutti che noi, là in Libia, abbiamo ancora tanti nostri dipendenti impegnati sul posto, che sono al lavoro. Noi, ditta Piacentini e tutto il suo staff operativo, siamo ancora là... È comprensibile che non possa fare alcuna dichiarazione che entri nel merito della liberazione di Marco e del suo rapimento». (s.to)

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