Scontro sull’ospedale In duecento criticano le strategie dell’Ausl
Mirandola. Consiglio caldo sul futuro del Santa Maria Bianca Platis: «Referendum per potenziarlo». Pd: «Uniti con Carpi»
MIRANDOLA. Una proposta di referendum non solo per salvare, ma per potenziare ulteriormente l’ospedale. Questa l’idea lanciata da Antonio Platis (Forza Italia), mercoledì sera verso la fine del consiglio comunale, che ha avuto come tema unico proprio il nosocomio grazie alle oltre 5mila firme depositate dal comitato “Salviamo l’ospedale”, che trova una larga fetta di consenso anche fra i cittadini.
Secondo molti degli intervenuti, non si era mai vista una partecipazione così massiccia ad una seduta del consiglio. Erano circa 200, infatti, le persone stipate nell’aula per assistere ad un dibattito effervescente tra coloro che - giunta e Ausl - hanno assicurato come l’ospedale non chiuderà, ma allo stesso tempo, “grazie all’innovazione tecnologica molte cure si potranno effettuare anche da casa” (come ha detto il sindaco Benatti) e chi, invece, teme che si stia assistendo ad un progressivo impoverimento del Santa Maria Bianca.
Al termine del consiglio è stato messo in discussione un ordine del giorno, firmato dal Pd, per promuovere lo studio di fattibilità per la realizzazione di un ospedale unico, baricentrico tra Carpi e Mirandola oltre a realizzare una Casa della salute e l’hospice. Ordine del giorno la cui discussione è stata rimandata, per mancanza di tempo, al prossimo consiglio.
«Noi non abbiamo potuto contare su un benefattore come l’ospedale di Carpi. Qui a Mirandola sono stati raccolti due milioni di euro dal volontariato per montare le attrezzature e desidero ringraziare queste persone - ha detto Valter Merighi, fondatore del comitato - Il Pal l’ha declassato e questa sera c’è chi dice, nonostante si sia candidato per una lista che si chiama “I mirandolesi”, che chi abita qui non ha diritto ad avere una sanità adeguata. Se noi piangiamo, c’è chi non ride: nel giro di dieci anni a Carpi si dovrà costruire un ospedale nuovo, perché quello attuale ha molte criticità».
Ubaldo Chiarotti, altro attivista del comitato, ha sottolineato poi che l’Ausl di Modena “paga 3 milioni e mezzo a quella lombarda, per i cittadini che si rivolgono all’ospedale di Pieve di Coriano. E pensiamo a cosa potrebbe succedere al pronto soccorso interrato in caso di cedimento del Secchia a San Possidonio…”.
Altrettanto duro il parere di Platis: «Si sono spesi 25 milioni per 61 progetti sempre uguali dal 2009 e il salvataggio della ginecologia è stato solo una mossa elettorale».
Il direttore generale dell’Ausl, Mariella Martini ha risposto come ci siano talloni d’Achille, tra cui le liste di attesa e oggi verrà presentato un piano in Regione al riguardo. Martini ha poi evidenziato come spesso l’utente tenda a rivolgersi ad un ospedale rispetto ad un altro per “l’autorevolezza dei professionisti. E non è una questione di risorse. I numeri stanno ritornando quelli della situazione pre-terremoto, interverremo sui tempi di attesa e questo ci costerà qualche milione di euro. Per quanto riguarda la pediatria, a Carpi e Mirandola siamo in grado di dare una risposta e per i casi più gravi c’è il Policlinico».
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