Sul corpo di Primo Zanoli traumi in testa e alla spalla
L’autopsia accerta fratture anche alle costole. È ancora difficile però ricostruire dinamica e tempi della morte del paziente di Baggiovara precipitato nel cavedio
Eseguita l’autopsia, per ora si può dire solo che, cascando nel cavedio dell’aerazione dal secondo piano dell’ala dell’ospedale di Baggiovara dove si trovano le camere ardenti, Primo Zanoli ha riportato importanti fratture all’òmero, alle costole e in particolare al capo. Nella caduta le tubature hanno sicuramente attutito i colpi, ma Zanoli è arrivato in fondo al cavedio in uno stato politraumatizzato. Quanto sia rimasto intrappolato in quella sorta di camino cieco, è per ora impossibile dirlo. L’analisi sul corpo è stata eseguita dal medico legale nominato dalla Procura, il dottor Giorgio Perini, ma l’interpretazione dei dati emersi è tutta da fare. Perciò tra un mese si terrà una riunione collegiale con i consulenti della difesa (il dottor Sabino Pelosi per l’Ausl che rappresenta l’unico indagato, difeso dall’avvocato Andrea Mattioli) e della parte civile (il professor Gerardo Martinelli), rappresentata dagli avvocati Lorenzo Muracchini e Emilio Paolo Boni.
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Durante l’autopsia è stato però impossibile svolgere l’analisi tossicologica perché il corpo non presentava tracce di plasma. L’esame era stato chiesto dalla Procura per sapere se Zanoli avesse assunto tranquillanti, calmanti o sedativi e in che quantità. Sono stati invece prelevati i tessuti per l’analisi comparativa del Dna con la figlia Barbara. Per dare una risposta all’identificazione sicura del corpo ci vorranno alcuni giorni. In sostanza, l’autopsia condotta ieri mattina alla Medicina legale ha dimostrato, tramite l’esame radiografico, che il paziente 64enne di Castelnuovo scomparso nella notte del 30 dicembre 2011 ha riportato traumi e fratture all’òmero, alle costole e al capo. Soprattutto quest’ultima pone domande per ora senza risposta agli esperti di anatomopatologia. Il sostituto procuratore Luca Guerzoni aveva infatti chiesto di conoscere tempi e cause del decesso. La botta alla testa è stata sicuramente forte ma non è dato sapere se ha provocato un decesso immediato oppure no, né se Zanoli sia rimasto tramortito a lungo oppure no. In altre parole, solo al termine del prossimo incontro tra consulenti e medico legale si potrà dare una risposta ad alta probabilità sul decesso di Zanoli.
Intanto proseguono le indagini per omicidio colposo che vedono come unico indagato un geometra dell’Ausl considerato responsabile per la sicurezza in quell’ala rimasta al grezzo dal momento della consegna dell’ospedale nel 2005. Va invece verso una seconda richiesta di archiviazione la prima indagine, riguardante l’ipotesi di omesso controllo verso ignoti per quanto riguarda la sorveglianza del paziente quella notte da parte di chi era di turno al reparto dove si trovava ricoverato.
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