Gazzetta di Modena

Modena

BLACK MONKEY

Il giornalista e il boss faccia a faccia

Per la prima volta Tizian e Femia nella stessa aula. Il “re delle slot” impassibile

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Non si erano mai visti prima, ma si conoscevano da tempo Giovanni Tizian e Nicola "Rocco" Femia. Il giornalista sapeva molte cose del boss delle slot machine, sul quale aveva scritto inchieste. L'imputato, ritenuto vicino alla 'ndrangheta, aveva imparato chi era “quel Tizian” proprio dagli articoli della Gazzetta di Modena. Che lo avevano irritato al punto di progettare, insieme con il factotum Torello, un piano per zittirlo per sempre.

Ieri si sono trovati nella stessa aula. Per andare a testimoniare, Giovanni Tizian ha percorso una decina di metri. E in quei pochi passi, carichi di tensione, lui e Femia si sono sfiorati. Potevano essere scintille, E invece si sono ignorati, i loro sguardi non si sono mai incrociati. Quello di Tizian rivolto al giudice e agli avvocati che ponevano le domande; quello di Femia fisso sul giornalista che lui, in una precedente udienza, aveva indicato come la causa di tutti i suoi guai.

Il boss dell'azzardo non ha lasciato trasparire una sola emozione. Un atteggiamento ben diverso da quello tenuto in altre occasioni, quando aveva lanciato minacciose accuse al giornalista, non presente. Durante la testimonianza è rimasto impassibile. A volte con la mano sul mento, immobile, con accanto quattro agenti della polizia penitenziaria. Non uno scatto, nessun segno d'insofferenza, neppure quando è stata rievocata la telefonata fra Femia e Torello in cui fu pronunciata la frase «Gli sparo in bocca ed è finita lì». Un momento di tensione, nel racconto di Tizian che gia aveva dovuto ricordare gli anni di Bovalino, con l'azienda del nonno data alle fiamme nel 1988, l'assassinio del padre nel 1989 e la "fuga" a Modena con la famiglia, in cerca della serenità perduta. Neppure in quel momento della testimonianza, quando è stata ripetuta due volte la minaccia «Gli sparo in bocca» che per Tizian ha significato una vita “sotto scorta”, Femia ha avuto un sussulto.

Se il suo avvocato difensore ha cercato di contestare l'andamento della testimonianza, "Rocco" ha continuato a osservare in silenzio, forse per dare un’immagine diversa, più da imprenditore che da boss. Un'altra faccia, meno "feroce" di quella che mesi fa aveva ammonito: «Il giornalista ha sbagliato, il giornalista la deve pagare». (g.g.)

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