Nervi tesi tra Coldiretti e tecnici
L’associazione: «Potete revocare il mandato». Pullé: «Così si aprono contenziosi»
«Molti studi non hanno adempiuto al proprio dovere, ecco perché supportiamo i nostri associati, offrendo loro una platea di altri tecnici, che non sono nostri ma professionisti esterni, di cui abbiamo analizzato il curriculum». Così il direttore di Coldiretti, Antonio Maria Ciri, puntualizza la lettera inviata ai soci in cui si suggerisce, a fronte dell’immobilismo dei tecnici privati, di revocare il mandato.
«Da tecnico privato, marito di una coltivatrice diretta e consigliere dell’ordine degli ingegneri - replica Francesco Pullè - credo non sia il caso di innescare polemiche in questo momento, soprattutto a ridosso della scadenza della presentazione delle domande. Revocare un mandato espone i cittadini a contenziosi non certo rapidi e non risolve la questione. Non dimentichiamo che per ottenere una “cambiale Errani” servono dai quattro ai sei mesi e che in taluni casi il piano della ricostruzione, approvato dai Comuni, non è ancora del tutto operativo, il che limita l’operatività soprattutto sugli edifici vincolati. Tra l’altro i vincoli paesaggistici agricoli sono molto stringenti e ci si trova spesso a dover fare i conti con progetti complessi e assai costosi, che necessitano di tempo. Infine ben vengano i controlli comunali, ma almeno li facciano terzi con competenza ed esperienza. Sono stati assunti tanti giovani, alcuni dei quali senza la minima conoscenza della materia. Quando si parla di ricostruzione lenta va tenuto in considerazione anche questo: ci saranno sì studi con tantissime pratiche, ma se venissero smaltite rapidamente non ci si troverebbe di fronte a questo ingolfamento».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
