Gazzetta di Modena

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DOTTORI ALLE URNE

Sfida aperta per l’Ordine dei Medici

di Saverio Cioce
Sfida aperta per l’Ordine dei Medici

Contrapposizione netta tra il candidato Beniamino Lomonaco e il presidente uscente Nicolino D’Autilia dopo 8 mandati

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Ordine dei Medici al voto per rinnovare i vertici e mai come questa volta la partita è aperta tra due anime e due modi di concepire la professione.

A leggere i programmi dei due raggruppamenti in lizza è difficile trovare punti contrapposti sui modi per risolvere i mali di una sanità malata. Eppure, discutendo con ognuno dei due candidati e i loro sostenitori, si trovano diagnosi simili ma prognosi differenti. Tempi e modi della guarigione vedono soluzioni che non coincidono anche se l’obbiettivo dichiarato è quello della miglior cura per il paziente.

Nel botta e risposta, a distanza, tra i due interlocutori vengono fuori d molto profonde che hanno finito per scavare un solco anche nei rapporti personali, fatti di una collaborazione naufragata e sepolta dalle recriminazioni, da entrambe le parti. Beniamino Lomonaco, lo sfidante, 66 anni, è il leader dei medici ospedalieri; già sei anni fa, quando ancora resisteva la candidatura alternativa di Giovanardi, entrò in lista con Nicolino D’Autilia portando in dote il consenso dei camici bianchi che lo sostenevano. E la stessa alleanza si è ripetuta la volta successiva, quando D’Autilia vinse a mani basse per la sesta volta consecutiva in mancanza di candidature alternative. Ma nell’ultimo triennio sono maturate differenze tali tra i due raggruppamenti che Lomonaco sfida apertamente D’Autilia e incassa persino l’appoggio dell’area Cgil dei medici.

Difficile però trovare recriminazioni personali. Sotto sotto però gli sfidanti contestano al presidente uscente la voglia di restare incollato alla poltrona dopo aver collezionato anche quelle a livello nazionale ed europeo.

I sostenitori del candidato uscente restituiscono pan per focaccia e imputano all’avversario la voglia di un sorpasso covato per tempo e non realizzato.

OSPEDALI, MEDICI SOTTO TIRO

ANCHE SE SONO SEMPRE MENO

Dietro ci sono le tensioni per una sanità che continua a dover tagliare fondi sulla carne viva dei pazienti, blocca il turnover dei medici e porta di notte nei reparti gli specialisti di sessant’anni, che dopo decenni di lavoro in corsia devono correre a ogni orario a tappare i buchi dell’organico. Una classe medica ridotta nei numeri e nella credibilità finisce per essere nel mirino. I pazienti costretti a lunghe file al pronto soccorso o a lunghe attese per prenotare una visita specialistica, se la prendono con chi hanno davanti. I medici per l’appunto. «La situazione è drammatica in tutta Italia - attacca Lomonaco - Il rapporto tra posti letto e popolazione residente è di 3,7 per mille abitanti, contro una media europea del 5,7 e quella tedesca che è di 7. In Emilia Romagna e a Modena siamo in pieno regime di restrizioni ma ormai siamo sotto il minimo vitale. A tutti i livelli i cittadini lamentano, e con giusta ragione, di sentirsi trattati come parti di una catena di montaggio: i medici hanno poco tempo per l’ascolto, spesso privilegiano la macchina a scapito di un rapporto più umano e fatto di cure metodiche e verifiche sul campo con il malato stesso. Di qui equivoci, rigidità e incomprensioni che si gonfiano negli ambulatori, nelle corsie d’ospedale e poi finiscono sui giornali e nelle aule giudiziarie. Le malattie si curano con le medicine e non con le carte bollate. Ripeto, con assunzioni mirate si potrebbe dare ristoro a una situazione molto vicina al collasso. Non è un caso se la catena di dimissioni sia sempre più lunga, anche se un inizio di cambiamento si comincia a vedere nelle scelte della Regione. Oggi ogni tre pensionamenti le leggi di bilancio permettono un’assunzione: bene, vengono presi medici, anche perché i buchi nei reparti sono tali che di volta in volta si rischia la paralisi. È un dramma quotidiano».

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«È così. Ma non se ne esce rivendicando solo assunzioni senza tener conto del panorama generale - replica D’Autilia - Che le risorse siano in calo è un dato di fatto, così come la necessità di razionalizzare al meglio quelle che restano. Il sistema sanitario è fatto di vasi comunicanti, quello che togli da una parte lo metti dall’altra e viceversa. Facciamo un esempio? Ci sono macchinari poco utilizzati in periferia per gli esami specialistici, ma se chiedi a un paziente modenese di andare a fare una radiografia urgente, nel giro di pochissimi giorni, in ospedale a Sassuolo anzichè a Modena, ecco che molto spesso quest’ultimo preferisce andare da un privato a pagamento. Così fa prima e non aspetta mesi, perché a priori vuole restare a Modena. I medici di base lo sanno bene, sono in trincea anche loro perché sono i primi interlocutori dei malati. Un altro problema? L’eccesso dei cosiddetti codici bianchi, di quei casi di piccoli malori, ferite leggere, infiammazioni ai denti per cui si ricorre sempre e comunque al pronto soccorso. Che fare dunque?»

LE CASE DELLA SALUTE

UN RIMEDIO POSSIBILE

«La proposta delle Case della Salute, ambulatori attrezzati al meglio con strumentazioni, medici e infermieri preparati, possono essere la soluzione a portata di mano. Già abbiamo l’esperienza di quei centri gestiti dai medici di base e aperti anche sabato e domenica. Si tratta di moltiplicare l’esperienza, affinarla: ma ci vuole tempo e impegno. Poi dobbiamo capire cosa tocca fare a queste strutture, il livello intermedio tra il filtro del medico di famiglia e la cura specialistica in ospedale per i casi gravi».

«Magari fosse così - replica a distanza Lomonaco - Le Case della Salute sarebbero perfette. Non vorrei che diventassero superambulatori dove, oltre ai vantaggi di essere aperti la notte, facessero solo una verifica delle condizioni di salute indirizzando poi i malati in ospedale a priori. Dove sono i fondi per le strumentazioni? Finora ci sono solo i 6 milioni stanziati per costruire le sedi, per i mattoni insomma. Di assunzioni e fondi per il personale non si vede l’ombra».

Su questo punto una diversità polemica pare di coglierla, ma a taccuini chiusi. A Lomonaco si imputa il nulla di fatto con la Commissione Territorio - Ospedali che avrebbe dovuto offrire all’Ausl un ventaglio di proposte per ridurre la proliferazione di visite, certificati e ostacoli burocratici che oggi si scaricano sui pazienti quando ci sono malattie serie. Quest’ultimo replica con lo stop di una componente che alla fine dei tre anni di discussioni si è alzata dal tavolo e se n’è andata lasciando il lavoro a metà. È possibile trarre una conclusione provvisoria? D’Autilia pare accettare le scelte, anche locali, di riduzione dei fondi anzichè rivendicare aumenti che non arriverebbero. Lomonaco vorrebbe invece un ordine professionale che cerchi puntare i piedi ogni volta che i politici fanno i loro conti e poi presentano il conto, a cose fatte, ai camici bianchi. Vedremo cosa uscirà dalle urne.

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