Tar: «Parente malavitoso? Non basta»
“Impedire che la società ricorrente possa continuare a partecipare a gare pubbliche nel perseguimento dello scopo sociale sulla base dei soli elementi sopra evidenziati, significherebbe condannare...
“Impedire che la società ricorrente possa continuare a partecipare a gare pubbliche nel perseguimento dello scopo sociale sulla base dei soli elementi sopra evidenziati, significherebbe condannare dei cittadini che hanno la ventura di essere parenti di soggetti inseriti in organizzazioni criminali, a subire gravi limitazioni circa la loro capacità di produrre reddito, senza che questo dia garanzie di evitare un pericolo di rafforzamento delle organizzazioni criminali”. Con questa motivazione il Tar ha accolto il ricorso della Dedalo Costruzioni di Mirandola, inizialmente esclusa dalla white list. La prefettura di Modena aveva emesso il provvedimento dopo l’analisi della Guardia di Finanza: i due titolari Gaetano Cerci e Antonio Corvino, pur essendo originari di Casal di Principe, hanno trasferito l’attività nel 2000 nel Modenese per “evitare condizionamenti ambientali”.
“Non basta - prosegue il Tar - un qualunque elemento di sospetto, quale nel caso di specie l’esistenza di rapporti di parentela con soggetti controindicati, poiché senza l’indicazione di ulteriori elementi viene meno una motivazione sul nesso causale tra tale circostanza ed il pericolo di infiltrazioni, sui mezzi e le modalità con cui tale infiltrazione si realizzerebbe”. E secondo il Tar non basta a ipotizzare un rischio di infiltrazioni che Mario Di Girolamo, colui a cui viene affidato l’incarico di responsabile tecnico per le certificazioni degli impianti sia cognato della sorella di un esponente di spicco della criminalità organizzata campana. E neppure che alla Dedalo abbia lavorato G.V., operaio saltuario che risulta “gravato di precedenti penali non legati ad episodi di criminalità organizzata”.
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