«Questo ospedale non deve morire»
Le opposizioni di Castelfranco e San Cesario ieri in presidio davanti al nosocomio: «Così si penalizzano 70mila persone»
CASTELFRANCO. «Noi non ci stiamo! Continueremo a contrastare questa politica che ha tolto tutti i servizi ospedalieri, ha gettato via soldi pubblici e ha cancellato Castelfranco dalla mappa degli ospedali e dei presidi sanitari del territorio». Con questo monito, per la prima volta tutti uniti, i rappresentati dei gruppi consiliari di opposizione di Castelfranco e San Cesario, con rappresentanti giunti anche da Nonantola, Bomporto, Ravarino e Bastiglia come Tiziana Cipriani, hanno ribadito la loro ferma intenzione di voler fermare l'esecuzione capitale a cui è destinato l'ospedale Regina Margherita. Con un presidio organizzato davanti all'entrata principale del nosocomio, i capigruppo, uniti e compatti oltre le logiche dei loro partiti di appartenenza, hanno spiegato a turno le ragioni delle loro azioni. All'unisono hanno ribadito che l'amministrazione non dà una corretta informazione ai cittadini riguardo il futuro dell'ospedale che diventerà un insieme di poliambulatori per la diagnostica. Si è sottolineato quanto l'amministrazione, «obbedendo ad ordini di scuderia Pd, ci tenga a dirigere i propri cittadini verso Baggiovara, senza tener conto che Baggiovara dista 25 chilometri da Castelfranco, chilometri da percorrere su strade trafficatissime a qualsiasi ora del giorno, praticamente una condanna a morte per chi necessita di un soccorso immediato». E senza tener conto che «tanti cittadini anziani che non guidano l’auto, non hanno a disposizione mezzi alternativi come una navetta, per raggiungere Baggiovara, ma sono costretti a prendere due corriere o una corriera e un bus, con tutti i disagi legati all’età e ai tempi di percorrenza infiniti». L'automedica e l'ambulanza «promesse del sindaco all'indomani della sua prima elezione - hanno spiegato i manifestanti - sono rimaste promesse elettorali alle quali è seguito lo smantellamento reparto per reparto dell'ospedale, giungendo a quella che sarà la chiusura definitiva anche del punto di primo soccorso». Coesi i capigruppo hanno chiesto che, con i 7 milioni di euro che l'amministrazione ha a disposizione, si potenzi il reparto di medicina con servizio di pronto soccorso aperto 24 ore su 24 e idoneo alla diagnosi e alla cura rapida delle urgenze ed emergenze mediche traumatologiche e che non finiscano per essere spesi per ristrutturare i muri e le strutture di un edificio reso ormai fatiscente da anni di malgoverno. «Una città non può essere considerata tale se non offre i servizi principali ai cittadini e soprattutto non si può speculare sulla salute di 70.000 persone» concludono i capigruppo dando appuntamento a mercoledì 19 novembre alle 20.30 alla biblioteca comunale per la proiezione del documentario inchiesta “Mani sulla Sanità” sui tagli al welfare dalla Giunta Errani.
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