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Torna l’entusiasmo per l’antiquariato in fiera

di Michele Fuoco
Torna l’entusiasmo per l’antiquariato in fiera

Ultimo giorno di “7.8 Novecento” con la nuova gestione dell’ente modenese I commercianti fiduciosi ma c’è chi non risparmia critiche all’organizzazione

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Tra entusiasmi e qualche critica i primi due giorni di “7.8.Novecento”, il Gran Mercato dell'Antico, nei padiglioni della Bruciata, aperto fino alle 19 di oggi. Esaltazione per la rassegna “riveduta e corretta” ora che, per la 28esima edizione, è passata nelle mani di ModenaFiera, ma pure qualche disappunto perché la giornata professionale di giovedì è stata sottotono per la scarsa partecipazione di commercianti. Euforico Fausto Bulgarelli di Carpi che ritiene che «la fiera sia tornata agli splendori di una volta, dopo il tracollo dello scorso anno, acquistando con i tanti visitatori e la varietà dei prodotti (ci mostra una ceramica del 1929 raffigurante “Cameriera con gatto”, e due disegni di Becchi), la vera dimensione nazionale». Positivo il giudizio di Simonetta Sandali di “Antichità Micene” di Arezzo, dove sono esposti draghi pachistani in bronzo della seconda metà dell'800, una consolle lombarda Luigi XV. «Siamo tornati perché, in passato, abbiamo avuto buoni contatti con la gente del luogo che capisce di oggetti di cultura orientale». È il battesimo per Sandro Magistrati di Milano che parla di «rassegna ben organizzata, elegante e piacevole rispetto ad altre che ho cancellato». Nel suo stand spiccano una credenza a ribalta veneta, in noce massello, dei primi del Cinquecento, appartenuta al papa Innocenzo IX, e un letto dorato (primo '800) con inserti di marmo pregiato, proveniente da Palazzo Gambaro di Genova. Cristina Bertacchi, vice presidente dell'Associazione Antiquari Modenesi, fa notare «l'entusiasmo palpabile, dovuto alla buona affluenza di pubblico (non ha voluto mancare Vittorio Sgarbi)» e ci indica tra i suoi “gioielli” un grande archivio notarile emiliano della prima metà del '700 e una libreria veneta degli inizi del XIX secolo, in noce con vetri soffiati. Parole di elogio («la mostra è partita bene e continua con successo») dal presidente degli antiquari Pietro Cantore che nel suo stand ha dato spazio anche alla pittura modenese: Eugenio Zampighi, autore in gioventù di “Donna che prega davanti ad una edicola” e Casimiro Jodi con l'opera materica “Zona di guerra”. Sulla stessa lunghezza d'onda di ottimismo Andrea Brighenti che ha messo in bella vista due quadri del futurista Enrico Prampolini, un paesaggio di Miti Zanetti e “La libertà pazza dei poeti infelici”, 1969, di Mac Mazzieri. Lode ai “collezionisti modenesi che sanno apprezzare le belle cose” da parte di Mike e Cristina di “Arte&Antiques” di Manchester. Tra le loro “meraviglie” in argento emergono sette pezzi (primi '800) incisi e sbalzati. Di diverso avviso è Ada Zanoni di “Pastiche” di Castelluccio (Mantova), che tra le rarità presenta “Madonna con Bambino”, statua in legno del '400 toscano e una collezione di reliquiari del Sei-Settecento. «Sono rimasta delusa, perché giovedì nella giornata riservata ai commercianti sono state poche le presenze. Anni fa eravamo molto contenti, in quanto si lavorava più qui che in altri posti. C'erano anche tanti stranieri». Ma la stoccata viene da Franco Muciaccia: «Qualcosa non ha funzionato, giovedì, se i commercianti erano in pochi. Forse si è fatta poca pubblicità. Sono qui dalla prima edizione e ci tengo che tutto proceda nel modo migliore. La fiera ha bisogno di visitatori e non si possono chiedere 10 euro per il biglietto d'entrata, a cui bisogna aggiungere il costo del parcheggio. Immaginate quanto spende una famiglia... Inoltre agli espositori hanno dato pochi biglietti per invitare i clienti e un solo pass. Per averne un altro, necessario per chi ci sostituisce negli stand, esigono 10 euro. Va bene la nuova gestione, ma del passato non sono da cambiare le cose che andavano bene».

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