Una Regione a piè di lista
La campagna elettorale per le Regionali si avvia a concludersi esattamente dove era iniziata: a piè di lista, nel borderò delle spese illegittimamente (comunque, punto e basta)...
La campagna elettorale per le Regionali si avvia a concludersi esattamente dove era iniziata: a piè di lista, nel borderò delle spese illegittimamente (comunque, punto e basta) sostenute dai consiglieri a carico dei contribuenti. Il verdetto finale della magistratura conterà fino a un certo punto: è segnato da tempo nella coscienza degli elettori, se non degli eletti, il confine tra malcostume e reato, tra necessità di sostenere qualche costo vivo come in ogni attività e appropriazione, a volte meschina a volte tracotante ma sempre indebita, di denaro che agli emiliani viene prelevato in busta paga o dal fisco in qualsiasi sua espressione. Lo specchio deformante dei tempi porta oggi alla luce una situazione che dovrebbe non più verificarsi da oltre un anno, visto che la Regione ha fatto proprio il decreto Monti che azzera la disponibilità di fondi di rappresentanza per presidenza, assemblea, gruppi consiliari. Il condizionale non è figlio del pregiudizio, ma è vero che risente del sospetto, alimentato anche dalla supponenza con cui molti degli indagati hanno reagito alle contestazioni: così facevan tutti (che poi non è vero, qualcuno non lo faceva, qualcuno in quell’elenco non c’è: chapeau), al presentarsi dell’occasione. Quanti Don Alfonso par di ascoltare: peccato non si tratti di un’opera buffa, ma di una questione morale terribilmente più seria dell’atteggiamento con cui i piccoli Batman hanno arrotondato i loro già pingui stipendi. Non si era mai vista in Emilia una classe politica intera venire ad elemosinare un voto, quasi a chiunque venga dato, pur di scongiurare un’onda astensionista che delegittimerebbe chiunque. E ancora una volta toccherà ai cittadini dimostrarsi migliori di chi spesso si trova a rappresentarli. Disertare le urne non significherebbe umiliarli, o almeno punirli, un po’ e in anticipo su un tribunale. E neppure abbandonarli al loro destino, rifiutandosi di esserne in qualche modo complici: perché il loro destino è semplicemente il nostro. Ed è meglio, comunque e di fronte a chiunque, averne la cura possibile: esercitando un diritto, che a volte diventa ancor più un dovere.
@engraz
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