Costo dei farmaci generici Ausl: c’è stato un equivoco
Il prezzo che compare sulla scatola non è quello che viene pagato dalla Regione: la cifra stampata sulla medicina è 296 euro, ma il servizio sanitario lo paga 3,74
Sul caso del farmaco generico Bicalutamide Teva, che anzichè essere più economico, come vorrebbe la regola, costerebbe all’apparenza più del doppio dell’originale (296,82 euro contro 129,84) arrivano i dovuti chiarimenti. La denuncia nasceva da un paziente che aveva giustamente notato, con l’aiuto del farmacista, come il costo caricato sul terminale delle farmacie fosse decisamente più alto di medicine equiparabili.
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La Regione affida la risposta all’Ausl della provincia di Modena, per voce del direttore del dipartimento farmaceutico interaziendale, Nilla Viani, che subito ammette: «È un equivoco, che volentieri e opportunamente va chiarito. Le problematiche relative a queste differenze di prezzo sono di fatto superate nella nostra Regione, perché il principio attivo Bicalutamide rientra nel cosiddetto PHT, Prontuario della Distribuzione Diretta e non sono previsti oneri per i pazienti». Ma non era questo il punto: il farmaco ha comunque un costo sostenuto da soldi pubblici e un cittadino deve sapere quanto costa, anche se non lo paga. E l’Ausl spiega: «In entrambi i casi il farmaco disponibile viene acquisito, come previsto da normativa, tramite gare regionali o di area vasta, modalità che consente di acquistare, in presenza di concorrenza, a condizioni particolarmente vantaggiose. Le Aziende Sanitarie riforniscono le farmacie al pubblico del prodotto aggiudicato in gara ai fini della distribuzione per conto della Ausl. Nello specifico caso il farmaco aggiudicato in gara è il prodotto Bicalutamide Teva che viene pagato dalle Aziende Sanitarie dell’area vasta Emilia Nord 3,74 euro - si avete letto bene - e non 296 euro come risulterebbe se l’approvvigionamento fosse avvenuto tramite i canali tradizionali: si tratta di un prezzo infinitamente più basso del prezzo al pubblico riportato sulla fustella».
Pertanto lo stesso farmaco Bicalutamide può costare alla Ausl: 3,74 euro/confezione (senza oneri per il paziente) se dispensato tramite distribuzione diretta nelle farmacie ospedaliere; 3,74 euro/confezione (senza oneri per il paziente) più la quota (4,74 euro) di servizio per le farmacie se dispensato tramite “distribuzione per conto” (dell’Ausl;) 126,48 euro che è il prezzo di riferimento a carico del Servizio Sanitario Nazionale se dispensato tramite farmacie in regime di convenzionata.
«Le aziende sanitarie - conclude la dottoressa Nilla Viani - hanno lavorato per utilizzare al meglio le risorse che tutti i cittadini contribuiscono a mettere a disposizione per la sanità. Concludo sottolineando che certamente le dinamiche con cui si determinano i prezzi dei farmaci sono molto complesse e non di facile lettura per i non addetti ai lavori (basti pensare che il prezzo con cui fu messo in commercio la specialità Casodex, l’originale del farmaco in questione, nel 2001 era di 660 euro e ora si è arrivati a 130 euro); posso però assicurare che l’attenzione per trovare la miglior cura possibile al prezzo migliore è massima».
Sul caso interviene anche l’azienda Teva, produttrice del farmaco, per gli opportuni chiarimenti nonostante fosse chiaro che il problema riguardava la Regione e non l’azienda: «Vorremmo rassicurare tutti - spiega l’azienda - che non c’è nessuna anomalia e che la situazione descritta per l’Ausl di Modena rispecchia quella riscontrabile nel resto d’Italia. Risulta evidente che non vi è nessun aggravio per il sistema sanitario nazionale nè tantomeno per il paziente e mi preme comunque ricordare che il farmaco equivalente rappresenta una scelta che garantisce sempre ai pazienti la stessa efficacia e sicurezza della cura e allo stesso tempo la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale».
Davide Berti
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