Storie di malattia e di diritti negati
A Economia una lezione fuori dagli schemi sui pazienti oncologici e il lavoro
“Le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano”. Così scriveva Oscar Wilde, riconoscendo alle esperienze reali e alle relazioni umane la capacità di insegnare e di condurre alla conoscenza. E quale migliore luogo per intraprendere questo cammino se non in una aula universitaria?
Nell’ambito del corso di Diritto del lavoro presso il Dipartimento di Economia “Marco Biagi”, quasi duecento studenti hanno accolto e ascoltato, la scorsa settimana, la testimonianza di due giovani atleti del Modena Volley sul tema del talento, dentro e fuori del campo. Lunedì invece, è stato il turno dell’avv. Elisabetta Iannelli, che ha parlato dei diritti dei lavoratori affetti da patologie oncologiche e del valore del lavoro per i malati.
Alcuni studenti del corso (#DirLav2014) hanno presentato, mostrando competenza e disinvoltura, le principali questioni connesse alla malattia: dai costi sociali e sostenibilità economica delle malattie croniche, al ritorno al lavoro dopo il cancro; dalle tutele garantite al malato oncologico, ad un confronto con gli altri Paesi europei; dalle malattie professionali che in particolare causano il cancro alla prevenzione.
L’avvocato Iannelli, docente speciale per un giorno, vicepresidente dell’Associazione Italiana malati di cancro, parenti ed amici (Aimac) e segretario generale della Federazione delle associazioni di volontariato in Oncologia (Favo), ha raccontato di essere «sopravvissuta» al cancro, e di aver prestato, a partire proprio dalla sua esperienza personale, il proprio intenso e inesauribile impegno per i diritti dei malati di cancro.
Ma che valore ha il lavoro per i malati oncologici? Come intuibile, per i malati è importante continuare a lavorare. Sorprendenti tuttavia sono i numeri (Sondaggio Aimac), che confermano che il 97% dei malati vuole lavorare. Per loro il lavoro ha un valore fortemente terapeutico, oltre ad essere un diritto e una necessità.
L’80% circa dei malati di cancro subisce cambiamenti sul lavoro, dalla riduzione del reddito, alla perdita del posto di lavoro. Oltre 274mila perdono il lavoro, perché “dimissionati”, licenziati o costretti a cessare la propria attività autonoma. Problematici possono diventare i rapporti con il datore di lavoro e i colleghi a causa della malattia. Non solo per le ripetute assenze, le mutate abilità psicofisiche, la necessità di una variazione di mansioni, ma anche o soprattutto per il pregiudizio, l’ignoranza e la paura della malattia, che portano a stigmatizzare e discriminare il malato. Per tutto questo è fondamentale che lavoratori e datori di lavoro siano informati sulle norme a tutela dei lavoratori malati di cancro perché queste tutele siano effettive e non rimangano sulla carta.
Tra le tutele più importanti, c’è il diritto del lavoratore malato di cancro con invalidità superiore al 50% a 30 giorni lavorativi all’anno (anche non continuativi) di assenza retribuita per cure mediche. Questi giorni sono aggiuntivi e si sommano alle assenze dal lavoro per malattia.
Per tutelare insieme alla salute, la professionalità e la permanenza nella vita attiva dei malati oncologici – anche in funzione di inclusione sociale – è stato istituito nel 2003 dalla Leggi Biagi il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, con il diritto al ritorno a tempo pieno a richiesta del lavoratore, quando lo stato di salute lo consente nuovamente. Si tratta di un diritto del lavoratore che non può essere negato dal datore.
Benché i diritti e le tutele a garanzia del malato oncologico, così come in generale dei malati cronici, siano fondamentali, è necessario un nuovo approccio culturale alla questione dei diritti del malato. Per sradicare i pregiudizi dovuti alla disinformazione e prevenire le conseguenti discriminazioni sono perciò necessari interventi e testimonianze, come questi, portate in un contesto formativo, come quello universitario, allo scopo di creare una consapevolezza nuova nei decisori di domani.
Negli occhi dei giovani studenti universitari presenti, si leggeva una composta percezione di imparare una lezione diversa, di vita e di scuola. Il valore prezioso di una vita vissuta nella pienezza di una attività sociale e lavorativa, nonostante la malattia. Un percorso individuale di cura e rinascita.
Eliana Bellezza
Silvia Spattini
Dipartimento Economia
"Marco Biagi”
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