Duomo, un pomeriggio di festa per la fine del lungo restauro
Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli invita tutti i modenesi a “ritrovare insieme il nostro Duomo restaurato: mi auguro che tanti possano essere presenti ad una giornata così importante per la città”....
Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli invita tutti i modenesi a “ritrovare insieme il nostro Duomo restaurato: mi auguro che tanti possano essere presenti ad una giornata così importante per la città”. Comune, Arcidiocesi, Direzione regionale dei beni culturali, Fondazione Cassa di Risparmio e Unicredit presentano la conclusione del lungo restauro sulla cattedrale. L'appuntamento con l'iniziativa “Il Duomo ritrovato” è per domani alle 15,30 presso le absidi della chiesa patrimonio mondiale Unesco, alla presenza del sindaco, del vescovo Antonio Lanfranchi, del direttore regionale Carla di Francesco, del presidente della Fondazione Landi, del vicario generale monsignor Giacomo Morandi e del responsabile Unicredit Modena Giuseppe Zanardi.
Otto anni di lavori alla parte esterna del duomo, certo rallentati anche dal terremoto del 2012, sono trascorsi tra molte polemiche. Alcune tecniche, degli esperti Bruno Zanardi e Vittorio Sgarbi, altre amministrative in particolare riferibili ai finanziamenti pubblici che la ditta esecutrice dei lavori ha ottenuto direttamente dalla Direzione regionale.
Come si ricorderà la Corte dei conti sta “indagando” sull'operato del direttore regionale di Francesco che nei giorni scorsi è stata assolta in Senato dal sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni. Gli 007 amministrativi però non hanno ancora archiviato la pratica relativa ai finanziamenti pubblici per il restauro del Duomo, dati quasi sempre senza gara d’appalto alla ditta "Candini Arte" di Castelfranco.
Giustamente, dunque, si festeggia la fine dei lavori, ma per mettere i titoli di coda sull'intera vicenda bisognerà attendere. Soprattutto a causa di un fatto curioso. Mentre il governo dice in Senato che tutto è stato svolto secondo la legge e “non c'è alcuna forzatura” nell'assegnazione degli appalti alla medesima azienda, l'indagine amministrativa appunto prosegue. E il fascicolo è stato trasmesso alla Procura regionale della Corte dei conti e alla Sezione regionale di controllo del medesimo ente.
Nella sua relazione l'Ispettorato generale di Finanza scrisse: l'intervento è un “irregolare affidamento diretto ad unica ditta in conseguenza dell'artificioso frazionamento dei lavori di restauro”. Un altro aspetto che al momento non risulta chiaro riguarda "l'arma di difesa" usata dal sottosegretario Borletti: l'esponente governativo dice che non ci sono state “forzature” di legge. Peccato che questa “forzatura” ad ammetterla era stata la stessa dirigente Di Francesco. Chi ha ragione?
In ogni caso il resoconto del Senato spiega con chiarezza le cifre del restauro, costato in tutto 2 milioni e 770 mila euro. Le due stazioni appaltanti, la Direzione regionale (ente statale) e il Capitolo Metropolitano (ente privato), dicono di avere affidato i lavori alla Candini Arte per due motivi: velocità e continuità qualitativa dell'intervento.
I finanziamenti vennero disposti tra il 2006 e il 2013 direttamente dal Capitolo (lo prevede la legge) con fondi erogati dalla Fondazione Cassa di risparmio di Modena per un importo totale di 2 milioni e 70mila euro, e dal Ministero per un importo di 700mila euro. Si partì a seguito della caduta di frammenti lapidei del rosone della facciata con un piccolo bando di gara da 109mila euro della Soprintendenza (il funzionario responsabile per Modena è Graziella Polidori) vinto proprio dalla Candini. Quasi contemporaneamente il Capitolo affidava alla stessa ditta il restauro delle coperture del lato nord, per 70mila euro. Poi in quella occasione si scoprì che il Duomo era “malato” e partirono gli appalti sostanziosi su parte dei quali si è posato l'occhio della Corte dei conti. Quelli pubblici sotto esame sono rispettivamente per 122mila, 216mila, 91mila e 166mila euro: tutti contratti affidati, su proposta motivata del Responsabile unico del procedimento, appunto alla Candini. “L'intervento - ha spiegato il sottosegretario in Senato - aveva carattere di indifferibilità a seguito dei lavori di urgenza e nel corso delle successive esplorazioni tecniche e non era certo nota all'inizio. Non si disponeva delle risorse a copertura totale dei lavori e della relativa gara d'appalto. L'alternativa era quella di rinunciare a fornire il contributo economico al restauro da parte del Ministero, cosa che avrebbe significato abbandonare il cantiere e a scoraggiare la Fondazione CariMo nel suo intervento”.
Stefano Luppi
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