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Nessuno toglierà l’amianto sotterrato

di Marco Amendola
Nessuno toglierà l’amianto sotterrato

Troppo costoso rimuoverlo, per adesso si pensa di lasciare tutto così: il problema toccherà la falda e le future generazioni

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È come una bomba da disinnescare. Ma oltre ai tanti soldi che si dovranno spendere, forse più di «un milione di euro» secondo un esperto in bonifiche da amianto, il rischio più concreto è quello che il problema ambientale venga impacchettato e consegnato alle future generazioni.

Nel frattempo una grande zona all'ingresso di Modena, e vicino a due quartieri residenziali, resterebbe così cementificata e sottratta al territorio con in più «1700 tonnellate di pietrisco contenente amianto». Per tentare di trovare una soluzione all'intricata vicenda della rotatoria fantasma di Modena Est, costruita nel 2005 per realizzare il maxi-svincolo della via Emilia con la tangenziale, se ne è discusso ieri in Comune, in un tavolo fra i tecnici dell'amministrazione e Gabriele Giacobazzi, assessore ai lavori pubblici.

Ma i nodi da sciogliere in questa storia sono tanti. A partire dall'individuare le responsabilità fino alla difficile e onerosa bonifica ambientale, che dovrebbe essere a carico dell'impresa costruttrice. La rotatoria provvisoria infatti si trova su circa 20mila metri quadrati di terreno agricolo di proprietà privata, e secondo le carte doveva essere già «smantellata nel 2008». Ma tutto è in stallo, e se in superficie l'area si trova nel più completo degrado, con rottami di cantiere e rifiuti sparsi ovunque, il vero problema si trova sottoterra.

EFFETTO SORPRESA. Dopo sette anni, e forse con sorpresa per tutti, dopo il campionamento del sottosuolo effettuato da Arpa, Ausl, Comune e Provincia, per «valutare la demolizione dell'opera stradale» si è scoperto che il materiale utilizzato per realizzare il fondo della rotatoria è di ofiolite, ossia una «roccia naturale con al suo interno fibre di amianto». E a fronte di tale scoperta, l'opinione pubblica non era stata informata della situazione. Quel tipo di pietrisco veniva «comunemente usato per realizzare fondi stradali». E Alessandro Gualtieri, professore di Scienze chimiche e geologiche dell'Università di Modena, fra i massimi esperti italiani in materia di amianto e bonifiche, spiega infatti che «fino al 2005 la normativa riguardo i materiali da costruzione contenenti amianto non era così specifica come lo è oggi».

CONTROVERSIA. In una delibera della Giunta del 2008 si parla di una «controversia» che era nata fra Comune e la cooperativa di costruzioni Cmb in merito allo smantellamento della rotatoria. Le due parti arrivano a un accordo per «evitare una lunga e incerta controversia legale». Il risultato è che Cmb stipula nel 2008 una fidejussione bancaria, «valida per 5 anni» del valore di 160mila euro come garanzia dell'impegno verso il Comune di smantellare la rotatoria e la viabilità provvisoria dismessa». Ma il termine dei 5 anni sembra scaduto, e la scoperta del pietrisco con amianto va a complicare il quadro, perchè ora si tratta di capire qual è la percentuale di amianto rilevata da Arpa in quel suolo.

BONIFICA. Infatti sotto la rotatoria provvisoria sarebbero finite circa «1600 tonnellate di pietrisco». È la stima di un tecnico ambientale che spiega anche l'eventuale e difficile bonifica da amianto: «Per togliere il pietrisco sotterrato bisognerebbe scavare fino a una profondità di tre metri andando a intaccare lo strato di argilla che separa le falde acquifere». Tutta l'operazione, come detto, potrebbe sforare il «milione di euro». E allora come fare? La soluzione, che soprattutto Arpa desidera, è quella di lasciare tutto «lì sotto senza smuovere la terra» perchè con i lavori si andrebbero a liberare delle fibre di amianto nell'aria. Uno spiraglio sarebbe quello di «di togliere solo l'asfalto e ricoprire tutto di terra» lasciando però l'amianto lì sotto. Secondo Gualtieri così facendo «hanno creato un piccolo giacimento di amianto e un domani con alluvioni o delle attività sismiche si potrebbero creare fratturazioni nello strato impermeabile a lungo termine».

I RISCHI. «Durante i lavori di scavo del sottopasso della tangenziale veniva fuori tantissima acqua». È la testimonianza di un tecnico geologo che all'epoca lavorava per il maxi-svincolo con via Emilia Est. E la conferma di falde acquifere esistenti proprio nell'area della rotatoria provvisoria arriva anche da Arpa, che commenta: «Il materiale - pietrisco con amianto, ndr - allo stato attuale si trova in condizioni di sicurezza in quanto posto a sandwich fra la copertura di asfalto e poggiante su uno strato di argilla stabilizzata a calce, senza interferenze con le falde acquifere». Ma è stata una scelta oculata quella di andare a mettere del pietrisco con amianto in una zona di falde acquifere?

RESPONSABILITÀ. Ora si tratta di capire come proprio quel pietrisco «contenente fibre di amianto» preso «da delle cave di Parma» sia arrivato a Modena con decine di camion e utilizzato per realizzare il terrapieno della rotonda che doveva essere, un giorno, smantellata.

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