Samorì ora rischia il rinvio a giudizio
Accusato di associazione a delinquere: «Dava un apporto importante a realizzare i programmi criminosi del suo sodalizio»
Caso Tercas: l'udienza preliminare del procedimento contro Antonio Di Matteo, ex direttore generale della Banca abruzzese, l'avvocato Giampiero Samorì e gli altri imputati coinvolti nel crac dell'istituto di credito è stata fissata per l11 febbraio dal Gup Giulia Proto del Tribunale di Roma, con il decreto firmato il 3 novembre.
Come emerge dalla richiesta di rinvio a giudizio allegata, il reato contestato è quello di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità: sono ipotizzati, a vario titolo, ostacolo alle funzioni di vigilanza, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e riciclaggio, stabilendo relazioni privilegiate di affari incentrate sul ruolo di Antonio Di Matteo (ex direttore generale dal giugno 2005 al 30 settembre 2011) all'interno di Banca Tercas istituto di Teramo commissariata alcuni mesi fa da un decreto del Ministero delle Finanze su richiesta della Banca d’Italia per gravi perdite patrimoniali.
In particolare, Samorì, in veste di imprenditore nel settore finanziario e assicurativo, secondo l'accusa, «operava come partecipe del sodalizio criminoso e forniva un rilevante apporto alla realizzazione del suo programma».
Per quanto riguarda l'ostacolo all'attività della Vigilanza, gli imputati «esponevano fatti materiali non rispondenti al vero sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria di Banca Tercas, ovvero occultavano fatti che avrebbero dovuto comunicare alla Banca d'Italia».
Quanto all'appropriazione indebita, gli imputati «si appropriavano, grazie a delibere carenti nell'analisi sulla capacità di rimborso degli imprenditori affidati e spesso adottate in assenza dei requisiti di assoluta e improrogabile urgenza, di ingenti somme di denaro».
Il ruolo di Samorì nella ricostruzione della pubblica accusa ha avuto sostanziali cambiamenti nel corso dell’indagine. Lo stesso Samorì ha raccontato la usa posizione: «L’ordinanza mi è stata notificata il 18 dicembre scorso. Un provvedimento talmente incredibile che sulle prime non mi ha preoccupato. Anche perché ho subito pensato che avrei avuto la possibilità di chiarire. Il problema si è creato il giorno dopo, quando con estrema solerzia il commissario di Tercas ha dato esecuzione al sequestro. E lo ha fatto operando su tutte le società del gruppo che peraltro non erano espressamente indicate sull’ordinanza del gip come oggetto».
In gennaio il tribunale ha ordinato il dissequestro dei suoi beni.
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