Gazzetta di Modena

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«È mio il seggio in Consiglio», il Tar lo nega

di Carlo Gregori
«È mio il seggio in Consiglio», il Tar lo nega

Celloni contesta le preferenze sue e di Morandi: «Trovate irregolarità». I giudici bocciano il ricorso

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Il Tar di Bologna riconosce gli argomenti che hanno spinto Sergio Celloni a ricorrere contro la nomina a consigliere comunale per Forza Italia di Adolfo Morandi. Celloni sostiene infatti che in numerosi seggi modenesi sono ravvisabili irregolarità e anche errori nei conteggi. Tuttavia, il Tar lo respinge perché le sue prove non sono sufficientemente concrete per superare un ostacolo: nessuno ha mai presentato denunce o contestazioni ai verbali del seggi che lui sottopone ai giudici. Quindi, per ora, i risultati sono regolari. Per i giudici, invece, Celloni propone un lavoro esplorativo che porterebbe a un riesame complessivo delle operazioni elettorali. E non è compito del Tar.

Il ricorso prende le mosse dal fatto che secondo l’Ufficio centrale elettorale del Comune, Celloni non è stato eletto in Consiglio per un pugno di voti. Al suo posto è andato Adolfo Morandi. I due sono divisi solo da 15 preferenze. Ufficialmente, infatti, la graduatoria che ha assegnato il seggio a Morandi anziché a Celloni si basa sul fatto che Celloni ha ottenuto 216 preferenze e Morandi 231. Secondo il riconteggio di Celloni, successivo a sue ricerche scavando nel “Prospetto dei voti di preferenza”, emerge una realtà diversa: Celloni avrebbe preso 222 preferenze (quindi 6 in più) mentre Morandi 205 (quindi 26 in meno). Il seggio di minoranza andrebbe quindi a Celloni per 17 preferenze. L’argomento di Celloni si fonda sul fatto che, stando alle sue ricerche, sono emerse numerose irregolarità formali e sostanziali nell’indicazione dei voti di precedenza per ben 25 seggi. I giudici non contestano le sue ricerche, ma fanno invece presente un altro argomento per non accogliere il ricorso: «Il verbale delle operazioni elettorali - scrivono - costituisce atto pubblico facente fede fino a querela di falso e tali presunte irregolarità non vengono corredate da alcun elemento di riscontro. L’impugnativa appare nei suoi contenuti diretta a finalità esplorativa, cioè volta ad innescare un riesame complessivo delle operazioni elettorali».

Amareggiato per la bocciatura mentre è in campagna alle regionali, Celloni commenta: «La sentenza del Tar di Bologna, più che una questione di preferenze mancanti, riguarda una situazione di rilevanza politica importante. Al Tar di Bologna il ricorso è stato respinto nonostante che le ragioni ci sono e sono palesi di forma e di sostanza e non si poteva equivocare o quantomeno doveroso era richiedere un riconteggi. Faremo appello alla sentenza, per un discorso di trasparenza, perché quello che è successo a me e stato riscontrato anche da altri candidati. La cosa è più grave sul piano etico: viene a mancare la democrazia, la correttezza del voto, la trasparenza e la legalità», conclude Celloni.

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