«Il funerale di papà un momento di festa per il suo ritorno»
La figlia Barbara: «La nostra è un’angoscia durata 34 mesi anche se, quando arriva la parola fine, è sempre terribile»
Il funerale? Lo sentiamo un po’ come una festa per il fatto che è con noi. Lo abbiamo ritrovato, finalmente è di nuovo con noi dopo tanti anni. E per questo cerchiamo di vivere questo momento come la celebrazione di un ritorno, celebrazione della famiglia, noi tutti di nuovo insieme».
Barbara, la figlia di Primo Zanoli, l’uomo di 64 anni scomparso dall’ospedale di Baggiovara e ritrovato morto dopo 34 mesi in fondo ad un cavedio dello stesso ospedale, non lontano da dove era stato ricoverato, si sente pronta per l’appuntamento di domani pomeriggio alle 14.30, quando nella chiesa di Castelnuovo si celebrerà la cerimonia d’addio per suo padre.
«Sì, una festa celebrativa. E infatti mamma cercava qualcuno che al funerale potesse cantare, insomma, per fare di quel momento un abbraccio ideale a tutti quelli che ci sono stati vicino in questa vicenda. Ma questo è il lato buono, positivo e anche un po’ sereno. Dall'altro lato però questo funerale sancisce la fine. Il papà non c’è più. Non ci sarà più. Ora avrò modo di guardarlo da vicino, vedrò ciò che resta di lui, c’è la camera ardente e poi lo saluteremo per sempre. Sì, c’è la consapevolezza che è finita ed è comunque una bella botta. Per quanto sia stata dilazionata nel tempo, la botta è arrivata ed è dura. Ora non si scappa, il papà non c’è e basta».
Barbara Zanoli prosegue: «Questo il momento più brutto? Beh, abbiamo passato tre anni di speranza, a inseguire la nostra volontà di riabbracciarlo, di riaverlo. Non so cosa sia più terribile se un’attesa angosciante, un’attesa di un qualcosa che, a dir la verità, ci portava a pensare ad una tragedia oppure la concretezza della fine, del decesso, il ritrovamento che sancisce la sua morte. Sono situazioni che non auguro a nessuno».
«In famiglia eravamo tutti convinti che nostro padre non se ne fosse andato, che non fosse andato in vacanza, scappato in chissà quale modo oppure rapito o altre fantasiose ipotesi. Eravamo altresì convinti che qualcosa era successo ed era anche un qualcosa di brutto, ma senza la verità, senza una certezza si resta in bilico, si resta in attesa di una risposta. È terribile l’attesa, ma è terribile anche quando arriva il responso. Sì, meglio una brutta verità che una bella bugia».
Tutto finito per la famiglia Zanoli dopo la cerimonia di domani nella chiesa a Castelnuovo, il paese che si strinse alla famiglia in una fiaccolata organizzata per tenere viva l’attenzione sulla scomparsa e le ricerche? «No, per nulla- afferma decisa Barbara - perchè a questo punto facciamo della ricerca della verità una specie di missione, anzi, la nostra missione. Allo stato attuale, dopo tanto tempo, non abbiamo ancora avuto nessuna risposta sulle circostanze, su come sia potuto accadere quello che è successo e nemmeno cosa sia successo. Abbiamo delle ricostruzioni plausibili, ma mancano risposte a tantissimi perché. E finchè non le avremo tutte non molleremo. Vogliamo conoscere la verità: questa nostra battaglia è anche utile al prossimo, a tutti quelli che, spero mai, possano trovarsi in situazioni anche lontanamente simili alla nostra, affinchè certi errori, certe dimenticanze non si ripetano. Su queste vicende non deve mai calare il silenzio».
E quanto all’indagine, alle ultime vicissitudini, la figlia di Primo Zanoli glissa su ogni commento e si dice in speranzosa attesa: «Non voglio commentare, lascio che sia la gente a farlo. Basta che chiunque guardi l’iter della vicenda di mio padre e da questo potrà trarre ogni indicazioni per sopprimere un parere. Basti pensare che solo dopo nemmeno un anno si voleva già mandare in soffitta la pratica. Comunque siamo qui, l’indagine ha preso una direzione, vediamo dove potrà portare. Ripeto ancora una volta: a noi interessa che la verità venga a galla».
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