Pizzolato, il Brasile insiste sull’estradizione
Maranello. Manager condannato per tangenti. Richiesta in Cassazione dopo il no della corte d’Appello
MARANELLO. Il procuratore generale brasiliano ha annunciato che depositerà presso la Corte di Cassazione a Roma, un ricorso per ottenere l’estradizione di Henrique Pizzolato. Il Brasile, con questa mossa, intende riportare in patria l’ex direttore markting del Banco do Brasil, condannato a 12 anni e 7 mesi nell’ambito del processo “Mensalao”, una sorta di Tangentopoli verdeoro, che si era rifugiato a Maranello, a casa di un nipote. L’accusa lo ritiene colpevole di aver intascato 10 milioni di euro e i capi d’imputazione sono riciclaggio, corruzione e appropriazione indebita. La Corte d’Appello di Bologna ha negato l’estradizione ipotizzando un potenziale pessimo trattamento durante il regime carcerario in Brasile. Ma è proprio su questo punto che la Procura federale sudamericana giocherà le proprie carte. Pizzolato, infatti, dovrebbe scontare la propria condanna nel penitenziario di Papuda, che “non ha riportato casi di violenza contro i prigionieri”. Inoltre, ma su questo pende un giudizio della Corte Suprema, sarebbe stata offerta a Pizzolato anche un’alternativa: scontare la pena a Santa Caterina, carcere statale che sorge nei pressi della residenza dei familiari dell’ex banchiere.
Ma soprattutto la Procura generale imputa all’Italia la violazione del trattato bilaterale sottoscritto dai due Paesi. E si potrebbe rivivere, al contrario, la vicenda legata alla mancata estrazione di Cesare Battisti, l’ex terrorista rifugiato in Brasile e mai rientrato.
Ma i media verdeoro non sono teneri neppure con Modena. Non a caso “O Globo”, la principale testata brasiliana che ha seguito passo passo arresto e processo a Pizzolato, definisce il carcere Sant’Anna di Modena una “prigione dorata” a causa dei costi elevati per la sua realizzazione, evidenziando tra l’altro il sovraffollamento dei detenuti.
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