“Preferenze di genere” alla prova delle urne
Aumenta la presenza femminile in politica, ma la vera parità sarà una conquista culturale
La nuova legge elettorale impone, fra le altre cose, la parità di genere fra uomo e donna nella composizione delle liste circoscrizionali e introduce il criterio della doppia preferenza di genere (l'elettore può esprime due preferenze, quando lo fa queste devono essere riferite a generi diversi).
Lo ricorda il Centro documentazione donna. «Non è la prima volta che gli elettori modenesi si trovano davanti alla possibilità di esprimere sulla scheda elettorale il nome di una candidata e di un candidato. Si è votato così anche nelle recenti elezioni amministrative nei comuni superiori ai 5.000 abitanti. Purtroppo non esiste una rilevazione di quanto gli elettori abbiano esercitato questa opportunità, ma possiamo vederne i risultati in termini quantitativi, grazie alla ricerca appena conclusa dal Centro documentazione donna. Dalla ricerca emerge come nella provincia di Modena dopo le elezioni del maggio scorso, in termini complessivi, la percentuale delle elette cresce: le donne che siedono nei consigli comunali sono il 35,23% degli eletti (erano il 31,17% nel 2009 e il 23,79% nel 2004 ). In forte crescita il dato della composizione delle giunte che raggiungono il 45,41% di nomine femminili (erano il 34,18% nel 2009 e il 24,04% nel 2004). Unico fattore in calo quello delle cariche monocratiche: le sindache passano da 10 a 9 attestandosi sul 19,15% (il dato nazionale è del 13,4%)».
Lo strumento della doppia preferenza di genere, sottolinea il Centro documentazione donna, «porta quindi a una crescita delle elette nei consigli comunali, ma meno consistente di quella che già c'era stata tra il 2004 e il 2009. Molto più significativo, invece, è l'innalzamento della percentuale della nomine nelle giunte, dove le numerose battaglie politiche delle associazioni femminili sulla democrazia paritaria, le scelte 50 e 50 adottate nella composizione del Governo e in tante giunte delle grandi città, fanno da traino anche nel modenese. Il dato nella nostra provincia era già cresciuto di 10 punti dal 2004 al 2009 grazie all'introduzione di norme antidiscriminatorie negli Statuti, che fissavano a un terzo la presenza minima per ciascun sesso. C'è da chiedersi è realmente avvenuto un cambiamento culturale e quindi le liste paritarie e la doppia preferenza di genere miglioreranno i risultati ottenuti con il listino del presidente e colmeranno il gap che aveva colpito anche le emiliano-romagnole nelle passate elezioni regionali?».
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