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regionali 2014

Renzi e Bonaccini alla festa finale

Renzi e Bonaccini alla festa finale

Fuori le contestazioni, dentro applausi: «Con Stefano vogliamo rimettere in moto l’Emilia e l’Italia». Attacchi all’art.18

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Doveva essere la manifestazione di chiusura di una campagna elettorale in salita, in mezzo al disinteresse ostentato degli elettori dell’Emilia Romagna.

Ma invece del botto con il sostegno di Renzi, arrivato apposta al Paladozza per il discorso di chiusura a favore del modenese Stefano Bonaccini, la kermesse si è trasformata in una girandola di botti e petardi, con il palazzetto dello sport presidiato da agenti in tenuta antisommossa che hanno dato battaglia ai contestatori.

I primi fumogeni sono volati alle 21, un’ora prima dell’arrivo previsto del premier. Bonaccini ha condannato anche il danneggiamento di una sede Pd in via galliera. «Non ci fanno paura- ha detto dal palco - non ci intimidiscono. Non credano che arretreremo perchè tengono lontano la gente con la prevaricazione e la violenza». Ma il cuore del messaggio davanti ai sostenitori è stato quello dell’antico e sempre inossidabile patrimonio di primati sociali ed economici della regione. Il teorema “modello civile e avanguardia sul lavoro” è stato ribadito telegraficamente nelle percentuali dell’occupazione femminile e dell’occupazione degli asili. Ma dove Bonaccini si è scatenato è stato il punto che riguardava la ripartenza dell’economia: «Noi non abbiamo paura dei tagli della macchina pubblica, l’Emilia è già all’avanguardia».

E Renzi? Aveva già fatto il pieno delle contestazioni a Parma dove centri sociali e disoccupati sono arrivati anche nella piazza centrale di Parma, di fronte al Comune, quando il premier ha fatto tappa per l’incontro con il sindaco Pizzarotti (M5S) prima di andare a far visita a tre aziende simbolo.

I circa 3.000 bolognesi e modenesi in platea hanno assistito a una convention in stile Usa.

«Io sono qui innanzitutto per dire grazie del percorso che abbiamo fatto insieme, è una ragione di stima, di rispetto e amicizia. Ci sono tanti motivi per cui il segretario del Pd viene a chiudere la campagna elettorale in Emilia Romagna.

È naturale, il Pd deve molto agli uomini e alle donne che dedicano molto al partito e diciamo la verità il Pd nazionale ha molto da imparare dal Pd emiliano romagnolo. Questa regione è un modello ma non sono qui come presidente del Consiglio, ma sono qui come uno dei tanti iscritti del Pd per dire grazie a un uomo della sua comunità, è un segno di stima, perchè la politica non esiste senza il rapporto umano. Fuori da qui possono dire quello che vogliono, possono tirare le uova faremo le crepes, tirarci i lacrimogeni ma noi non non ci fermiamo. Non è in gioco il destino di uno ma di un paese. Non ci fate paura».

Renzi ha poi snobbato le cifre spicciole dell’economia delle percentuali per gloriarsi dei fondi accumulati in banca dall’insieme degli italiani: «Abbiamo il più alto tasso di risparmio - ha tuonato - I nostri nonni ci hanno insegnato a fare le formichine perchè speravano nel futuro. Noi non lo facciamo più. Noi come governo tentiamo di mettere insieme le ragioni per avere fiducia nel futuro. Solo così potremo far ripartire il nostro Paese».

L’attacco sull’articolo 18 è stato frontale. Si è fatto un vanto di eliminarlo perchè il popolo del precariato non ne può godere: «Non hanno fatto sciopero contro la Fornero e ora lo fanno contro di noi. E' l'ora di dirlo: vogliamo bene a un sindacato che si preoccupa di difendere i lavoratori e non le sigle sindacali».

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