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«Inceneritore, Renzi regala 100 milioni a Hera»

di Claudia Benatti
«Inceneritore, Renzi regala 100 milioni a Hera»

Il comitato: «Con lo Sblocca Italia via i limiti e la Spa risparmia un patrimonio» L’ingegnere Marco Caldiroli: «In torto se però non chiederanno una nuova Via»

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«Renzi ha fatto proprio un bel regalo a Hera: la multiutility non ha più bisogno di costruire la terza linea dell’inceneritore e abbandona il progetto del teleriscaldamento, il tutto per un risparmio di 100 milioni di euro». La conversione in legge del decreto Sblocca Italia a colpi di fiducia ha fatto arrabbiare tanti e, mentre cominciano a piovere i ricorsi delle Regioni, il comitato Modena Salute Ambiente fa i conti in tasca alla Spa che ha in carico il maxi-impianto di via Cavazza. «E, anche con il solo camino che resta, Hera sarà in grado di bruciare comunque fino al massimo tonnellaggio e anche oltre - spiega il presidente del comitato, Silvano Guerzoni - perchè le nuove norme permettono di bruciare rifiuti fino al massimo potere calorifico, a prescindere dai tetti stabiliti. Peraltro, Hera già da tempo brucia più rifiuti di quelle 180mila tonnellate indicate nell’autorizzazione integrata ambientale, che dirottava le altre 60mila alla futura terza linea. Com’è possibile? Presto detto. Quelle dell’Aia sono indicazioni e Hera le ha lette poi si è girata dall’altra parte. Siccome l’attuale camino è sovradimensionato rispetto alla capacità autorizzata, già da tempo la Spa va oltre. Per esempio, come risulta dalla relazione dell’impianto del 2013 che ci siamo procurati, già l’anno scorso la terza linea ha bruciato più di 190mila tonnellate di rifiuti; alla faccia delle presunte prescrizioni e di tutto quanto ci siamo sentiti ripetere negli anni». Ora però l’impianto di via Cavazza assume tutt’altra faccia rispetto a quella che era stata oggetto di valutazione e quindi di autorizzazione; a farlo notare è l’ingegnere Marco Caldiroli di Medicina Democratica. «L’Aia riguardava un sito con più linee che si suddividevano un determinato tonnellaggio di rifiuti da bruciare - spiega Caldiroli - ora l’impianto cambia completamente faccia, quindi deve essere rivista l’autorizzazione e questo input, se non arriva da Hera, dovrebbe almeno arrivare dalla Provincia. Se ciò non accadrà, i comitati potrebbero inviare una diffida all’ente a provvedere al più presto e, in caso di omissione, procedere per vie legali. Peraltro, stante le norme introdotte dal governo, uno degli scenari possibili è che si superi persino il tetto delle 240mila tonnellate di rifiuti da bruciare individuato nell’Aia. Se infatti vengono utilizzati rifiuti a basso potere calorifico, si potrebbe arrivare, secondo i calcoli, fino a 270 mila tonnellate. A questo punto è ancora più evidente come cambierebbero addirittura le quantità di emissioni inquinanti nell’aria. Ci sono poi alcuni passaggi che ancora in pochi conoscono ma che costituiranno un’arma in mano ai comitati che chiedono a gran voce una differente politica dei rifiuti. Se Hera aumenta la quantità di rifiuti bruciati e va oltre soglia, incorre nell’obbligo di chiedere una verifica di assoggettabilità alla Via oppure una nuova Via se la soglia massima viene superata di oltre 10 tonnellate al giorno. Lo farà? Dovrebbero addirittura essere Provincia e Regione a far presente a Hera che, siccome la norma ora ammette di andare oltre soglia, tali richieste di verifica vanno presentate. E se nemmeno gli enti territoriali dovessero dipanare questa ingarbugliata matassa, che accadrà? Beh, senza dubbio un buon avvocato amministrativista saprebbe dove mettere le mani. Se le modifiche alle Aia non saranno lineari o se addirittura gli enti territoriali dovessere “abdicare” rischiando il commissariamento e passando la patata bollente al governo, potrebbero configurarsi scenari di grande caos dove la mannaia dei ricorsi potrebbe mietere vittime. Ciò che mi sento di dire è che è bene che nessuno si illuda, nemmeno tra le multinazionali o gli amministratori che alla fine dell’anno incassano dividendi: i cittadini non faranno sconti a nessuno, a questo punto è soprattutto una questione di civiltà e di salute». Le norme “sblocca inceneritori” sono al vaglio anche dei Verdi europei, che stanno valutando quale strada intraprendere. «È una decisione assurda, che soddisfa solo le lobby e le grandi Spa - spiega da Bruxelles Monica Frassoni - e che va palesemente contro tutte le norme e le linee guida dell’Unione Europea, secondo cui l’incenerimento non deve essere la via privilegiata nello smaltimento dei rifiuti».

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