Modena vista dalle cronache del ’500
Lo studioso Rolando Bussi ha dato alle stampe due preziosi manoscritti: uno è del nonno del Tassoni
La ricostruzione della storia di Modena, fino alla metà del ’500, passa per la “Cronaca di San Cesario” e la “Cronaca di Modena” di Alessandro Tassoni, il nonno del più celebre autore della Secchia Rapita.
Ad indagare sui fatti del passato è Rolando Bussi, l'unico studioso, dopo la morte di Albano Biondi, di storia modenese attraverso le cronache.
Una meticolosa ricerca su documenti che ha prodotto un volume (dedicato alla Deputazione di Storia Patria), con due cronache che viene presentato lunedì alle 17.30, al Teatro del Collegio San Carlo, con interventi di Andrea Landi (Fondazione Cassa), sponsor della pubblicazione di 286 pagine, Luca Bellingeri direttore della Biblioteca Estense, e Marco Cattini (Bocconi Milano).
Una delle due fonti è la “Cronaca di San Cesario in volgare, che prende il nome dal manoscritto originale, scomparso, che era nel palazzo Boschetti di San Cesario. Per fortuna altri 22 esemplari, in copia manoscritta, si trovano in archivi e biblioteche pubbliche di Modena. Bussi fa riferimento a quello rintracciato nell'Archivio di Stato per mettere in luce la cronaca di Modena dalle origini al 1547.
«Le vicende vanno anche oltre in quanto - dice lo studioso - alcune di queste copie si connotano di notizie, anche minime, che i proprietari hanno aggiunto fino agli inizi del ’600».
Più faticoso il lavoro per tradurre dal latino la cronaca del Tassoni il vecchio che va 1106 al 1562, anno in cui l'autore aveva 74 anni. E Bussi ha interpellato il professore Massimo Montanari dell'Università di Bologna, esperto di storia di alimentazione medievale, per il passo in cui Tassoni dice di non stare bene e di aver comprato al mercato una “libram animarum mellonum”, cioè una libbra di romelline. A caratterizzare l'opera gli eventi più salienti, a Modena e in Italia. Tassoni parte dall’edificazione del Duomo, descrive il disastroso terremoto del 5 giugno 1501: «Così grande che non ci fu casa che non soffrisse qualche danno». E pure parla della pestilenza e una malattia, chiamata “mal mazucco”, nel 1528, per la quale molti morirono a Modena, ma lui miracolosamente si salvò. Viene riportata anche la denuncia di eresia al Tribunale dell'Inquisizione che Tassoni fece, nel 1544, contro frate Bartolomeo, detto el Pergulla, predicatore in cattedrale al tempo di Quaresima. Ampia è la visione dello sguardo, tanto da dare spazio alle notizie dalla fine del '400 alla metà del '500: dalla scoperta dell'America alla Disfida di Barletta (13 febbraio 1503), che poi il fascismo esalterà come simbolo della riscossa italiana contro lo straniero.
C'è attenzione persino alla Riforma di Lutero. Tassoni è testimone del tempo, ma parla anche con orgoglio di sé e della sua famiglia. E suo nipote, che ha lo stesso nome, scriverà poi note a margine esplicative e qualche considerazione.
Per Bussi un anno di lavoro per portare alla luce le cronache. Ma lo studioso non è nuovo a queste imprese. Tra i tanti suoi scritti ricordiamo i sei volumi della Cronaca di Modena (1588-1636) di Giovanni Battista Spaccini, con Albano Biondi e Carlo Giovannini, pubblicati dal 1993 al 2008, e le Cronache di Modena di Lionello Mercante (1465-1547) e di Jacopino de' Bianchi (1469-1502), e di Bonifacio Morano (1109-1347) e Giovanni da Bazzano (1188-1363), pubblicati nel 2013.
Michele Fuoco
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