Il volontariato e l’esempio di Portobello
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Superare la paura e la vergogna di chiedere aiuto, aiutando gli altri. «Riceviamo 3 o 4 richieste al mese di persone che vogliono venire a fare i volontari», racconta Giorgio Bonini, direttore di Porta Aperta, la struttura di accoglienza per persone in difficoltà promossa dalla Caritas e gestita da volontari.
«E molte di queste persone sono a loro volta in difficoltà. Non lo dicono esplicitamente, ma parlandoci si capisce. Magari sono in un momento di crisi, sono disoccupate, non sanno cosa fare e vengono qua ad aiutare. In questo modo si rendono utili e aiutano gli altri».
Uno degli slogan dell'associazione di volontari è proprio «non lasciare che il vuoto riempia il tuo tempo». Inoltre, vivere da vicino l'esperienza della povertà estrema - come quella dei senza dimora o degli immigrati con alle spalle storie drammatiche - in alcuni casi può essere di stimolo per ripartire, ricominciare, ritrovare fiducia in se stessi. Il primo passo è sempre quello: superare la vergogna, non isolarsi e trovare il coraggio di farsi aiutare. «I modi per chiedere aiuto sono tanti - continua Bonini - A me ad esempio arrivano richieste di persone in difficoltà via mail». Sono molte le persone che preferiscono rivolgersi al mondo del volontariato, alle parrocchie e alle associazioni, e non a servizi di welfare tradizionale. Uno dei motivi è che spesso i percorsi istituzionali rischiano di marchiare definitivamente le persone con lo status di povertà. Nel volontariato invece prevale quello spirito comunitario, di empatia e condivisione, che sembra lontano dal puro assistenzialismo. Un altro esempio modenese di successo tra i progetti di volontariato è l'emporio sociale di Portobello. «In quel caso si è riusciti a intervenire proprio nella cosiddetta zona grigia», spiega Bonini. I requisiti per fare la spesa a Portobello infatti sono pensati in modo da attirare i cittadini considerati vulnerabili. Non quelli in uno stato di povertà assoluta, assistiti da altri servizi, ma quelli in difficoltà temporanea o a rischio di povertà. Tra i requisti per usufruire del servizio ci sono un reddito familiare non inferiore ai 5mila euro e un Isee non superiore ai 10mila. Anche in questo caso alle famiglie che partecipano - individuate dal Comune - viene proposto di svolgere attività di volontariato presso l'emporio. (m.p.)
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