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Settecento in processione per l’oro

di Stefano Totaro
Settecento in processione per l’oro

Dalle 9 alle 12 tutti in fila per vedere refurtiva nella speranza di poter recuperare un gioiello e soprattutto un ricordo

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In questura una processione della speranza, alla ricerca dell’oro rubato per recuperare soprattutto un affetto, un ricordo. «Eh, mo dai, anche tu qui?» «Sì, è successo anche a me, a te quando? » «A me due mesi fa: guarda, una paura.. Mi hanno aperto la finestra del balcone e poi hanno rotto tutto, un disastro». «A me uguale, però sono entrati dalla porta, senza rompere la serratura. Pensa, avevo qui due orologi a “cipolla”, quelli che ti avevo fatto vedere... e poi la collana di mia madre...» «A beh, cosa vuoi, a me gli anelli. Ma secondo me avranno già fuso tutto. Per il resto a casa come va...?». Un ritrovo tra vicini, tra amici che non si vedevano da tempo, qualche chiacchiera, mentre la coda si allunga con una frequenza quasi regolare: dalle 9 a poco prima delle 11 ogni cinque minuti approdava in questura una ventina di persone (meno dalle 11 alle 12). E il serpentone continuamente alimentato ha ben presto invaso il marciapiede esterno sino alla strada prospiciente alla sede. All’interno della saletta accanto all'ingresso, dove c’era un banchetto con il “buffet” di preziosi, accedevano cinque persone alla volta. Ieri era la giornata della mostra dell’oro, l’annunciata ed attesa apertura dei cancelli della questura ai cittadini che erano stati derubati di recente. Era stato effettuato un blitz, in carcere è finita una banda di ladri albanesi che aveva colpito in città e in provincia: una parte del bottino delle loro razzie era stato recuperato e ora era il momento di restituirlo ai derubati. E così ieri mattina in almeno settecento si sono presentati, armati del fogli con la denuncia.

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Una processione, dicevamo, a ritmo sostenuto: auto che arrivavano e che parcheggiavano nel rettangolo di quella che andava via. E dentro all’auto che andava via facce spente. «Ci abbiamo provato. La speranza era l’ultima a morire». Appena usciti dalla stanza della mostra i toni sono sempre stati più accesi: «Ma è ridicolo, c'è pochissima roba da vedere.. roba da zingari, di poco valore... noi ci aspettavamo...» «Ma sì, vengo da Mirandola, 70 chilometri.. quella è solo robetta». In effetti il richiamo della speranza ha convocato e messo in fila persone venute da ogni angolo della provincia, da Montese (pensi che ricevemmo pure la visita del prefetto...», da Fiorano, Formigine a Vignola, Spilamberto. Tanti approdati per furti commessi anche due anni fa o, la maggior parte, a segno in estate, o almeno uno o due mesi prima di novembre. Mentre la refurtiva si riferiva con ogni probabilità alla prima settimana di novembre.

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C’è chi è venuto a cercare la bicicletta, chi l’attrezzatura da lavoro rubata in cantiere.. In fila, intanto, sembrava di essere allo stadio quando si commenta la partita, ma qui l’argomento dei “tifosi” erano le porte o le finestre saltate, la cassaforte aperta, l’entrata dal balcone, il “me li sono trovati in camera”, l’incredibile nascondiglio violato, il “questi stranieri”.... Uno, fra i tanti, era venuto da Piumazzo a cercare un orologio particolare: «Mi svegliai in piena notte e capii di avere i ladri in casa. Ormai avevo acceso al luce e quelli mi affrontarono: uno mi prese il braccio e disse “bell’orologio”, me lo slacciò dal polso e se lo mise in tasca».

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