Gazzetta di Modena

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La Pieve millenaria rivive sul blog

di Laura Solieri
La Pieve millenaria rivive sul blog

Riccardo Zironi riscopre e racconta storia, arte e tradizioni dei luoghi più affascinanti di Panzano

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Arte, storia e lambrusco a Panzano. «Spesso le cose più sconosciute, sono anche le più belle, perché hanno molti segreti e tante storie di cui parlare. Affascinano. Dall'età romana, a quella longobarda, doppiando il romanico, la Pieve di Panzano è arrivata sino a noi. Con tante stratificazioni architettoniche, ma non solo: le antiche viti, che ancora regalano succosi grappoli, custodiscono il fascino del tempo e i sapori della natura».

Riccardo Zironi, classe 1985, architetto con la passione per la scrittura e la storia dell'architettura, si è innamorato di questo luogo, la Pieve di San Biagio di Panzano, la cui storia parte da prima dell'anno Mille e, grazie a lui, arriva fino ai social network. «Le prime notizie sulla Pieve risalgono al 958, anno in cui fu intitolata a San Sebastiano. La chiesa sorgeva su un preesistente borgo romano e successivamente fu dedicata anche alla Madonna», racconta Zironi su pievedipanzano.wordpress.com, un blog di storia, aneddoti e folklore locale ricco di fotografie legate a questo luogo del cuore del Fai, di proprietà della famiglia Lolli, dove viti centenarie custodiscono, silenziose, i segreti del più pregiato Lambrusco.

«Intorno all'anno Mille, poi, fu chiamata Basilica Nuova, forse per una sua ricostruzione. Solo nel '400 fu dedicata in modo definitivo a San Biagio. A quel tempo la Pieve era l'unica chiesa della zona dotata di battistero e dipendeva dalla Badia Benedettina di Leno».

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Nel 1663 fu decisa l'unione della Pieve con la parrocchia di Panzano e la Pieve diventò così un semplice oratorio. Nel 1760 la chiesa a cinque altari fu demolita e venne edificato l'attuale oratorio, adibito a usi civili nel 1824. «Dell'antica Pieve romanica ora rimane solo la torre che, con i suoi oltre mille anni di vita, è un'attenta testimone della nostra storia e delle nostre origini - racconta Riccardo - Pensate a quante realtà, persone e vite, ormai dissolte nelle nebbie del passato, ha avuto il privilegio di osservare: longobardi, monaci medievali e fedeli desiderosi di avere un conforto e un aiuto ai loro problemi».

Grazie a Riccardo, la Pieve è diventata social e tramite il blog che cura insieme all'amico Antonio Lolli, la pagina facebook e twitter, rivive ogni giorno. «Il blog è attivo dall'estate 2014 e la cosa divertente è che quando su twitter, usando gli hashtag giusti, pubblico informazioni legate al vino, sono tanti i californiani che si interessano all'argomento e trasformano la piattaforma in un momento di convivialità - afferma Zironi - La Pieve l'ho conosciuta quando un giorno la famiglia Lolli mi invitò a partecipare alla vendemmia: vedere come nasce il lambrusco in una cornice così unica e suggestiva mi ha fatto appassionare a questo luogo».

Sul blog oltre alle notizie storiche sulla Pieve, si possono trovare detti popolari e filastrocche, ricette accompagnate dalle foto di piatti tipici della cucina emiliana. Si parla anche del lambrusco, descritto in un poemetto di Luigi Bertelli, autore tra gli altri del personaggio di Gian Burrasca. Come si legge sul blog di Riccardo, in quest'opera il poeta parla di un vento molto dispettoso che dirottò dall'Olimpo verso Castelfranco la biga aurea sulla quale si trovavano Marte, Venere e Bacco, sostenitori dei modenesi nella guerra contro i bolognesi. «Il vento la fece planare verso nord di qualche chilometro, davanti a un'osteria tra Bomporto, Solara e Bastiglia. Stanchi e assetati per il lungo viaggio, gli dei chiesero da bere all'oste. L'oste, allora, chiese a Bacco se voleva un vino dolce e lui rispose: «Io l'amo brusco, ma non vorrei spiacesse alla signora». A Venere il vino brusco non piaceva per niente, ma aveva talmente tanta sete che decise di correggerne un po' il sapore aggiungendo qualche goccia di ambrosia. Non appena lo versò, si formò una soffice spuma rossa. Gli dei bevvero tanto quella sera, al punto da dimenticare lo scopo del viaggio e da chiedere all'oste "un solo letto e un solo lume».

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