Il proprietario del Carani: «Il Comune paghi i lavori»
La società che detiene il teatro: «Minacciano denunce, ma l’accordo è chiaro Tocca a loro effettuare la manutenzione straordinaria, noi non abbiamo colpe»
Dal 24 ottobre, quando venne interrotto lo spettacolo dei “Termosifoni”, il teatro Carani è diventato oggetto di discussione per colpe presunte, reali, sopralluoghi, verifiche di danni e stabilità. Dialoghi a distanza tra soggetti politici, dell’uno e dell'altro schieramento, tra chi governa la città e chi è all’opposizione. E la società proprietaria? Qualcuno ha detto che si è sottratta al confronto con l’amministrazione, ma ora l’ingegnere Massimo Carani racconta la sua verità.
Qual è la situazione attuale del teatro?
«È stata emessa un’ordinanza di inagibilità dei locali in attesa di una verifica dell’edificio e dell’esecuzione dei lavori per il ripristino».
È una operazione che spetta a voi o al Comune?
«La proprietà non detiene l’edificio da diversi anni e quindi non conosce ciò che è successo. Non ne è tenuta. Siamo stati informati con copia dell’ordinanza che poneva a carico della società l’effettuazione sia delle verifiche che dei lavori di ripristino, prevedendo la denuncia in caso di inadempienza e l’addebito delle spese conseguenti all’adozione d’ufficio delle opere da parte del Comune. Ma nel contratto c’è scritto che gli interventi di manutenzione ordinari e straordinari sono a carico loro. Tutto questo “fatta salva la facoltà del Comune di recedere dal contratto stesso”».
È vero che non avete voluto incontrare l’amministrazione comunale?
«Diciamo piuttosto che, di fronte a quanto scritto nell’ordinanza è chiaro che prima di sederci ad un tavolo sia giusto ritirare l’ordinanza o correggerla almeno nella parte che ci vedrebbe destinatari di sanzioni penali e pecuniarie se non interveniamo nei lavori. Un incontro in calendario era programmato, ma la data è stata sospesa».
Qual è il vostro pensiero sul futuro del teatro Carani?
«La società negli ultimi decenni ha fatto uno sforzo per dare continuità all'apertura ed agli spettacoli continuando anche quando è venuta meno la prospettiva di ritorno economico. Nell’ultimo periodo l’attività è potuta continuare grazie al supporto dell’amministrazione comunale con la formula dell’affitto di ramo d’azienda e grazie soprattutto all’entusiasmo che vi aveva dedicato il commendator Roberto Costi. In prospettiva la società è aperta a qualunque soluzione».
Si è parlato di cifre, sulle quali la politica ha spesso litigato a ranghi contrapposti. «Vorrei solo dire che il Comune paga un canone che in parte gli torniamo con l’Imu. Il resto va a coprire le altre imposte ed i costi di gestione. L’utile è praticamente nullo».
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