Giù dal letto disfatto, è meglio svegliarsi in fretta
“Come ti fai il letto, così dormi”. L’arguto e sempre in forma zio Romano della neo consigliera Silvia Prodi sintetizza meglio di tanti sproloqui o sapidi tweet la lezione politica...
“Come ti fai il letto, così dormi”. L’arguto e sempre in forma zio Romano della neo consigliera Silvia Prodi sintetizza meglio di tanti sproloqui o sapidi tweet la lezione politica delle Regionali emiliane. Si sveglia insonne il Pd, vedendo sparire non solo 700mila consensi rispetto alle Europee di Renzi ma soprattutto il 30% di votanti in una terra che della partecipazione è madre, sorella e figlia. Non dà molta pace, né gran motivo di gioia il fatto che la vittoria sia avvenuta comunque per dispersione o quasi di avversari altrettanto incapaci di convincere al voto l’esercito dei disertori. Dei quali nessuno oggi è per altro legittimato a interpretare più di tanto un silenzio che tale, semplicemente, resta. Disaffezione, sfiducia, trasformismo di tanti personaggi in cerca d’autore, nausea da cene pagate con i soldi dei contribuenti, mancanza di pathos per un risultato in sostanza scontato da tempo...: c’è di tutto un po’ alla radice di un astensionismo che impedisce allo stesso Bonaccini di festeggiare oltre la sobrietà un successo che gli ha riconsegnato l’altra notte un impegno doppio. Innovare un’idea di governo della Regione che non è stata messa in pericolo ma in cui tanti, tantissimi, faticano a riconoscersi al punto da sprecarsi in un voto; e riattivare nelle vene del partito, o in senso più ampio, nello schieramento d’opinione che guarda a sinistra, la circolazione di linfa vitale che lo fa essere parte attiva e vissuta della crescita del territorio e non solo apparato che sulle spalle del territorio condizionandolo campa. Il primo banco di prova sarà la composizione della giunta, passaggio nel quale il neo presidente potrà, se vorrà, (o vorrà, se potrà) mostrare quale tasso di rinnovamento ci si può aspettare dopo uno schiaffo di questa portata. Alla nuova Regione Emilia Romagna spetta ora il compito di ridisegnarsi un ruolo, all’interno della società che di sicuro ha tratto giovamento dal pragmatismo solidale e avveduto di tanta storia politica, ma che ora manda a dire, tacendo alle urne, che può anche fare da sè: che la scelta di un presidente e di un Consiglio non è più dirimente nell’immaginarsi un futuro all’altezza del passato e anche, comunque, di tanto presente. In mancanza di interlocutori che parlino la stessa lingua di cittadini alle prese con la competizione locale e globale, individuale e collettiva, essi non avranno remore a considerarli (come in tanti hanno fatto domenica) una pletora di mantenuti a cui si potrebbe o vorrebbe anche rinunciare. Se giù dal camper preelettorale si risalirà sul carrozzone degli equilibri da mantenere, delle competenze posposte ai cursus honorum, degli assetti di potere da non incrinare, buonanotte. Fino al prossimo risveglio, ancora più brusco, su un letto disfatto e magari di fronte a un avversario che prima o poi ci sarà. O forse c’è già: il declino che questa terra non merita.
@engraz
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