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Pd, in sei mesi la città perde 29mila voti: inizia la resa dei conti

di Davide Berti
Pd, in sei mesi la città perde 29mila voti: inizia la resa dei conti

Vecchi: «Le ultime settimane non mi hanno aiutato» Maletti: «Il partito ha dimostrato di non essere forte»

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Ore 2.25 della notte tra domenica e lunedì, squilla il telefono: «Voi lì avete un quadro aggiornato delle preferenze?». Al quartiere generale di Giuseppe Boschini - unico candidato degli otto volti Pd rappresentante dell’area cattolica del partito - due computer, una trentina di fedelissimi, cellulari bollenti che comunicano la fine dello scrutinio nei seggi di mezza provincia tra una fetta di salame e un pezzo di gnocco. È lì la festa. Dall’altra parte del telefono, invece, c’è via Scaglia, sede del partitone, dove si mastica soprattutto amaro. Facce scure e musi lunghi per i candidati della città come Luciano Vecchi e Simona Arletti, derubricati alla voce “trombati eccellenti”. Vecchi si è arreso: «Succede, ma l’ultima settimana non mi ha aiutato».

Per non parlare di Enrico Campedelli, ex sindaco di Carpi, che aveva puntato tutto sulle Regionali, rinunciando anche alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi: è lui l’escluso più clamoroso, sintomo di un partito che anche nell’ultimo baluardo, Carpi, ha capito che le cose non funzionano più come un tempo. Gli schemi sono saltati tutti. E non è colpa dell’astensione se il ticket Campedelli-Costi non ha funzionato nella Bassa, se Luca Sabattini, la sorpresa in positivo, ha preso voti un po’ ovunque, se Annalisa Vandelli, lasciata da sola e candidata per esclusione, ha sfiorato il miracolo elettorale.

Sono solo alcuni dei ritratti di una notte vissuta pericolosamente da un Pd che, dalle Europee ad oggi, in sei mesi, ha lasciato per strada 29mila voti solo in città. Siamo a casa di Bonaccini, nella provincia che doveva lanciarlo e dove, invece, le logiche di equilibrio hanno finito per stringerlo più di altrove: «A fronte di un calo preoccupante dell'affluenza, il risultato modenese per la coalizione di centrosinistra e quello del Partito Democratico hanno contribuito all'affermazione del nuovo presidente della Regione Stefano Bonaccini. Con il 51,67% dei voti per la coalizione e il 47,33% per il Pd, infatti, Modena fa registrare percentuali superiori a quelle della media regionale». Parole del segretario provinciale Lucia Bursi. Se basta questo a consolarsi, tutti contenti.

Ma la realtà è un po’ diversa. Il partito non esiste più, ci sono schegge non impazzite ma ben organizzate. Per questo la resa dei conti non può che essere vicina, perché non è il caso a regolare certi comportamenti, piuttosto una strategia politica. Alcuni esempi vincenti. Prendiamo Palma Costi. Prima dice di candidarsi alla presidenza, poi si ritira, sta con Bonaccini e fa la sua corsa. Nessuno, o quasi, le sta dietro. Lei traina se stessa. Ed è prima per distacco come previsto, altro che ticket.

Prendiamo Giuseppe Boschini. L’area cattolica si compatta su di lui, i malettiani alzano nuovamente l’asticella del potere dentro al partito. Oggi sono ancora più forti. Maletti è sibillina: «Questo Pd ha dimostrato di non essere forte».

Boschini in città fa il bello e il cattivo tempo, straccia Luciano Vecchi, uscito addirittura coi gradi di assessore dall’ultimo governo della Regione. E prende voti un po’ ovunque. È un caso? No, per niente.

Prendiamo anche Annalisa Vandelli, arrivata sesta con 3695 voti: seconda dei non eletti, non entra in consiglio regionale, ma è quella che ha realizzato potenzialmente il maggior successo. Dal nulla, candidata dopo la consultazione e il voto in direzione, è arrivata ad una manciata di voti dall’ex sindaco del secondo comune della provincia: se qualche voto nuovo è arrivato lo si deve a lei, che con la politica di un partito da rifare non ha nulla a che vedere. Poi c’è Luca Sabattini, simbolo del voto più giovane, del voto del “Vamolà” che ormai è una corrente nel partito, ma soprattutto uomo di Stefano Vaccari, senatore, che il partito continua a comandarlo.

Il partito, invece, quello granitico, è riuscito nell’impresa di far saltare come birilli Luciano Vecchi e Simona Arletti, ultimo e penultima, teoricamente quelli che in città potevano avere un’autostrada. Qualcuno glielo ha fatto credere. Quel partito che credeva che anche questa volta la nottata sarebbe passata tranquillamente.

@dvdberti

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