Presidente a denti stretti Fa festa soltanto la Lega
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Frank Underwood, il politico più noto della tv dei giorni nostri, direbbe così: «La prossimità al potere crea in alcuni l’illusione di esercitarlo». Dentro al Pd qualcuno vorrebbe scolpirlo sulla pietra. L’effetto Renzi si è dimostrato un boomerang, il filo si è spezzato. Stefano Bonaccini, il vincitore, il nuovo governatore dell’Emilia Romagna, quello che succede a Vasco Errani nelle elezioni più che dimezzate, ha ammesso tutto con coraggio, col suo 49,05 per cento: si pagano le scelte del Governo, si paga la disaffezione, si paga la stanchezza, si pagano le spese pazze. E si paga una fetta di Partito Democratico che ha dato un segnale forte disertando le urne. E quindi: inizia una nuova era. Che sia.
Anche perché di illusi, queste elezioni regionali, alla fine ne hanno prodotti tanti. Si salva solo la Lega Nord, vera vincitrice. Cosa sia successo nella domenica meno “votata” della storia lo sanno soprattutto quelli che sono rimasti a casa fissando l’affluenza nettamente sotto un preoccupante 40 per cento, sprofondata al 37,78% in regione e al 38,95% in provincia.
In parole povere in regione è successo questo: in valori assoluti il Pd in Emilia-Romagna lascia sul campo la metà dei voti ottenuti alle ultime Europee e un terzo dei consensi incassato alle regionali del 2010. Al contrario, la Lega Nord ha raddoppiato i consensi rispetto alle urne della primavera 2014 ma ha perso preferenze rispetto alle scorse elezioni in Emilia-Romagna. Il Movimento Cinquestelle guadagna invece rispetto a cinque anni fa, ma il calo è netto rispetto alle Europee. Infine totale debacle di Forza Italia, che esce dalle urne come il vero sconfitto di questa tornata elettorale. Questo a parole. In numeri invece diventa così: un Pd che dalle Europee di maggio perde per strada 700 mila voti e che rispetto alle Regionali del 2010 fa un risultato migliore in termini di percentuali, ma sui voti cala di 300 mila preferenze.
In Emilia-Romagna il Pd ha ottenuto il 44.52% con 535.109 voti: era stato il 52,52% alle Europee con 1.212.392, mentre nel 2010 aveva ottenuto il 40,65% con 857.613 preferenze. Sinistra Ecologia e Libertà il 3,23% con 38.845 voti (37.698 e 1,79% nel 2010), la lista Emilia Romagna Civica l’1,49% con 17.984 voti, Centro Democratico - Democrazia Solidale lo 0,43% con 5.247 voti. Il totale della coalizione che sosteneva il candidato presidente Bonaccini ha raggiunto il 49,69% con 615.723 voti: nel 2010 quella che sosteneva Vasco Errani (diversamente composta da quella attuale) ottenne 1.197.789 voti e il 52,07%. La Lega Nord ha totalizzato il 19,42% con 233.439 voti: nel 2010 ottenne 288.601 voti pari al 13,68%, mentre alle Europee aveva totalizzato 116.394 voti pari al 5,04%. Forza Italia ha l'8,36% con 100.478 voti: alle Europee era arrivata a 271.951 pari all'11,78% (nel 2010 esisteva ancora il Pdl). Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale ottiene l'1,91% con 23.052 voti (62.217 e 2,70% alle europee). La coalizione che ha sostenuto il candidato presidente Alan Fabbri ha raggiunto complessivamente il 29,70% con 374.736: alle Regionali 2010 il centrodestra della candidata Anna Maria Bernini ottenne 844.915 voti pari al 36,73%. Il Movimento 5 Stelle che sosteneva la candidata alla presidenza Giulia Gibertoni ha ottenuto il 13,26% con 159.456 voti. Alle Europee i grillini avevano raggiunto quota 443.936 voti pari al 19,23%, mentre alle Regionali 2010 aveva 126.619 voti pari al 6%. L’Altra Emilia-Romagna con la candidata presidente Maria Cristina Quintavalla ha raggiunto il 3,71% con 44.676 voti: la lista Tsipras alle Europee (dove però contava anche su Sel) aveva ottenuto 93.964 voti pari al 4,07%. La lista Ncd-Udc Emilia Romagna Popolare che sosteneva il candidato Alessandro Rondoni ha ottenuto il 2,63% con 31.635 voti: è una batosta per il partito del senatore Carlo Giovanardi. Infine la lista Liberi Cittadini che appoggiava il candidato presidente Maurizio Mazzanti ha totalizzato lo 0,98% con 11.864 voti.
Al netto dello choc per la bassissima affluenza alle urne, per qualcuno la tornata elettorale per il rinnovo dell'assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna si chiude anche con una punta di delusione personale. Perché sul campo restano alcuni “grandi esclusi”, candidati in vista che non sono riusciti a guadagnarsi il favore degli elettori. A Bologna, per esempio, scelto dal Pd come esponente della società civile in grado di attirare consensi, non ce la fa Fulvio De Nigris, fondatore della casa dei risvegli intitolata al figlio Luca. Fuori anche il capogruppo di Forza Italia a Palazzo D'Accursio, Michele Facci, staccato nelle preferenze dal pigliatutto Galeazzo Bignami. Silvia Noè, consigliera di lungo corso in viale Aldo Moro manca la riconferma. Non è stato rieletto nemmeno il leader storico della comunità lgbt, Franco Grillini, in corsa con una sua lista civica. Esclusa, se così si può dire, con beffa Maria Cristina Quintavalla, candidata alla presidenza con L’Altra Emilia-Romagna, lista che riesce comunque ad eleggere un consigliere a Bologna. A Reggio Emilia manca il seggio l'ex presidente nazionale della Cna Ivan Malavasi, candidato nelle liste del Pd, che ha incassato 4242 voti ed è stato superato da Silvia Prodi (4.792). A Parma la consigliere regionale uscente Gabriella Meo (Verdi, Emilia-Romagna Civica), ottiene solo 176 preferenze. Che nuova Regione sia.
@dvdberti
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