Assolto dopo un anno di detenzione
Arrestato per rapina: nessuna prova contro di lui e la descrizione non collimava
di Carlo Gregori
Lo hanno arrestato fermandolo in strada dopo una rapina in una casa. Lo hanno rinchiuso in carcere un anno. E al processo si è scoperto che non c’era una sola prova contro di lui. Non solo: l’unica che doveva incriminarlo (e che per la difesa era dubbia) è andata perduta, così come il verbale del sopralluogo del furto che lo accusava. Infine, i tratti somatici sono risultati estremamente diversi da quelli del bandito descritto dalla vittima. Così i giudici lo hanno assolto per insufficienza di prove.
Difeso dagli avvocati Maria Cecilia Ferraresi e Giovanni Gibertini, Sokol Mbelos, albanese 27enne, ritorna libero con il suo onore dato che nulla lo riconduce al bandito che in una sera di ottobre di un anno fa aggredì il proprietario della casa che stava derubando trasformando il reato compiuto da furto aggravato a rapina aggravata. Ma come si è arrivati a uno sbaglio del genere?
Quella sera i carabinieri a Medolla intervennero nella casa dove era avvenuto il colpo. Nel verbale, oggi andato perduto, si leggeva che la vittima aveva affrontato il ladro mentre rovistava nei cassetti e aveva già rubato un orologio e 100 euro. Erano venuti alle mani mentre il ladro cercava di scappare. Sempre la vittima si era fatto male al piede, ma schiacciandolo nel tentativo di chiudere in fretta la tapparella. Poco dopo viene fermata un’auto con gente dell’Est. Sopra c’è Sokol, che si trova a Modena ospite della sorella. È incensurato e in regola. È alto 167 centimetri, ha un piede piccolo (nr 40), ha i capelli neri, nessuna macchia sul volto. Eppure viene scambiato per il bandito, descritto come alto 1,75, capelli castani e con una macchia sulla fronte oltre a un viso schiacciato. Lo arrestano e lo portano in carcere, mentre il pm Lucia De Santis indaga. Resterà rinchiuso a Sant’Anna un anno ribadendo in ogni occasione di essere innocente. Nessuno lo ascolta.
Al processo deve essere presentata la prova che lo inchioda. Si tratta di una scarpa trovata sul balcone. L’ha persa il ladro in fuga. Da quanto era stato inizialmente verbalizzato, la scarpa è comunque superiore al nr 40 e quindi non apparterrebbe all’imputato, ma non salta fuori: nel corso del dibattimento viene dichiarata persa. Non solo: non si trova neanche il verbale iniziale del sopralluogo in casa dopo il colpo.
All’esame fisiognomico l’imputato risulta del tutto diverso dalla descrizione fatta dalla vittima: le incongruenze sono totali. Su cosa si basa dunque l’accusa che sia stato lui il rapinatore di Medolla? La domanda echeggia nel vuoto durante l’udienza. E alla fine i giudici del Collegio, ritirati in Camera di Consiglio, arrivano alla conclusione che non ci sono prove contro Sokol e lo assolvono. A più di un anno ai fatti Sokol risulta solo essere passato nel momento sbagliato e nel luogo sbagliato mentre veniva cercato il bandito. È rimasto un anno in carcere senza che una prova lo inchiodasse e anzi l’unica prova è anche sparita.
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