Gabriele, un pavullese nella missione di Rosetta
Bellei è un 35enne ingegnere e fa parte dell’Agenzia Spaziale Europea «Ho localizzato la posizione della sonda atterrata sulla cometa grazie all’ombra»
PAVULLO. In un momento in cui gli occhi sono puntati su Samantha Cristoforetti, la prima italiana protagonista di una missione, emerge anche un punto d'orgoglio locale nell'affascinante campo spaziale, e porta a Pavullo. Qui infatti è nato e cresciuto Gabriele Bellei, ingegnere aerospaziale 35enne che il 12 novembre scorso ha dato un importante contributo a un'altra suggestiva missione. Quella della sonda Rosetta, che dopo un viaggio decennale ha raggiunto la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, dove ha sganciato il lander Philae, che però è andato incontro a un imprevisto.
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È infatti rimbalzato al suolo per oltre un chilometro, facendo perdere il contatto visivo. È stato Bellei a individuarlo, nell'ambito dell'attività di equipe che porta avanti dal 2012 presso l'Esa, l'Agenzia spaziale europea, a Darmstadt, vicino a Francoforte. Dopo ore e ore di esame delle variazioni di luce nelle immagini trasmesse sulla Terra, è riuscito a dare indicazioni fondamentali: «In una foto in particolare ho notato l'ombra della polvere sollevata dalla sonda nel primo impatto con il suolo – precisa dalla Germania - e l'indicazione è servita per individuarla. Ci tengo a dire questo, perché io formalmente non ho nessuna assegnazione nell'ambito della missione Rosetta: ho dato, per così dire, un contributo a tempo perso perché mi appassionava. Sono nella stessa divisione, ma mi occupo di altre tre missioni: Gaia, Mars Express e Venus Express, che risalgono a parecchi anni fa ma continuano a dare dati scientifici interessanti. In più, curo lo sviluppo dei software per le missioni future».
Un bell'approdo professionale per un giovane partito da Pavullo. Ma proprio dalla realtà locale è venuto il primo sogno di vita: «Mio papà – racconta – mi portava spesso all'aeroporto. Da qui è nata la mia passione per il volo e il cielo, che lungo il cammino mi ha portato a fare Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Milano». Qui ha incontrato la prof Amalia Ercoli Finzi, prima italiana a laurearsi in Ingegneria Aeronautica e principale artefice del contributo del nostro Paese alla missione Rosetta. Quindi nel 2008 il trasferimento a Madrid al Deimos Space, agenzia di progettazione collegata all'Esa, e nel 2012 l'inizio dell'avventura nella sede principale dell'ente a Darmstadt. Di fatto, un cervello in fuga: «Purtroppo in Italia questo tipo di ricerca è trascurata. Le aziende che lavorano nel campo ci sono, anche se poche, ma non assumono».
Manca Pavullo?
«Ci sono tante cose dell'Italia che non mi mancano, ma il mio paese natale non è certo tra queste. Ho lì la famiglia e tanti bei ricordi che porto con me sempre». Ovviamente di un figlio così non si può non essere orgogliosi: «Sono molto contento dei risultati che sta raggiungendo con tanto sacrificio» sottolinea il padre Roberto Bellei. «Ha affrontato tante difficoltà per arrivare dov'è, non ultima quella del digital divide: in Appennino ci sono ancora troppe zone d'ombra dove internet non arriva e capite bene cosa può significare oggi. Tanti giovani vorrebbero costruirsi una carriera qui, ma vedono sfumare le opportunità. E vanno via».
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