Nel primo giorno di Bonaccini la squadra è un rebus
Tra i nomi nuovi quello dell’avvocato Enza Rando, la modenese a capo di Libera. Gualmini sarà la vice?
Spenti i riflettori del dopogara, Stefano Bonaccini comincia a prendere possesso dei suoi nuovi appartamenti, anche se per vederlo traslocare ai piani alti ci vorrà ancora un po’ di tempo. In Regione si continua a lavorare, di fatto non ci si è mai fermati. Da una parte i tecnici impegnati con le pratiche burocratiche che un cambio di governo impone, da una parte i politici, che nel primo punto all’ordine del giorno hanno la composizione della nuova giunta. La giornata di Stefano Bonaccini è stata soprattutto vissuta tra incontri privati e consultazioni, ma il telefono è stato come sempre bollente.
«Dare segnali di rinnovamento». Dopo lo schiaffo elettorale del record negativo di affluenza alle urne, è la frase che nel Pd emiliano-romagnolo, a cominciare dal neo presidente della Regione Stefano Bonaccini, si va ripetendo come un mantra. E che dovrà tradursi, in pratica, in atti concreti, il primo dei quali sarà la definizione della giunta. Fra chi chiede a Bonaccini dei segnali di rinnovamento, non mancano naturalmente quelli che lo fanno per chiedere un assessorato per il proprio “pezzo di Pd”. In ogni caso la nuova giunta è un sudoku che deve tener conto di molte variabili: intanto la già annunciata parità di genere (5 uomini e 5 donne), l'equilibrio territoriale fra le varie province e quello politico fra le varie «sensibilità» del Pd, posto che uno dei dieci posti spetta a Sel, unico alleato che è riuscito ad eleggere dei consiglieri
. Qualche conferma rispetto alla giunta Errani ci sarà, ma non saranno molte: si parla di Patrizio Bianchi, ex titolare del lavoro e praticamente certo di rimanere, e Paola Gazzolo, assessore alla protezione civile, le cui possibilità sono invece molto ridotte.
Sel tratta per la conferma di Massimo Mezzetti alla cultura e anche questo, come per Bianchi, sembra lo scenario più probabile. Difficilissimo, invece, il bis di Carlo Lusenti alla sanità, come pure quella della ex vicepresidente uscente Simonetta Saliera che potrebbe diventare presidente del consiglio regionale.
Fra i nuovi ingressi tre sono molto probabili: quello di Palma Costi (presidente uscente del consiglio), del segretario del Pd bolognese Raffaele Donini e del fedelissimo Andrea Rossi, ex sindaco di Casalgrande (Reggio Emilia) e probabile sottosegretario alla presidenza, il braccio operativo del presidente.
Al di là di questi nomi si entra nel campo delle pure ipotesi. È più che probabile che qualche spazio sia riservato alla società civile ed i nomi che girano in Regione sono quelli della responsabile di Libera Vincenza Rando, modenese, e della politologa Elisabetta Gualmini, papabile come vice. Un “contentino” potrebbe poi essere dato all'area che fa riferimento allo sconfitto alle primarie Roberto Balzani, con l'ingresso in giunta della coordinatrice della sua campagna elettorale Valentina Ravaioli, ex assessore comunale a Forlì. Come pure all'orbita di Matteo Richetti (uno dei meno teneri con Bonaccini nel commento al voto) o dei cosiddetti renziani della prima ora: sono in salita, infatti, le quotazioni di Benedetto Zacchiroli.
In questo quadro di accordi blindati la Sinistra si organizza. Almeno ci prova. Asse con Sel e, se si potrà, col Movimento 5 Stelle. Ma anche con la minoranza Pd, a partire da quella Simonetta Saliera «che ha tutta la mia stima», come sottolinea il neo-consigliere regionale dell’Altra Emilia-Romagna Piergiovanni Alleva. «Il Pd è autosufficiente? Si è fatto la sua legge elettorale immaginando le performance che avrebbe raggiunto», chiosa Cristina Quintavalla, reduce dalla corsa per la presidenza. «Noi avremo un consigliere e pensiamo su alcuni temi di poter trovare unità di posizione con altre forze, con M5s sull'ambiente o la stessa Sel sul lavoro».
Alleva, oggi a fianco di Quintavalla ad una conferenza stampa tenuta a Bologna, non è spaventato dalla solitudine («un tamburo buono non serve batterlo forte. La nostra opposizione sarà sempre costruttiva, di idee») ma assicura di non avere «pregiudizi» nei confronti delle altre opposizioni. «Apriremo contraddizioni nell'assemblea legislativa, ma non faremo compromessi», assicura comunque Quintavalla. Del resto, secondo Alleva il «momento di crisi con Sel è già superato, perchè gli eletti hanno già capito che c'è solo uno spazio di opposizione». Il primo banco di prova? La crisi della Bredamenarinibus, visitata proprio ieri dal giuslavorista («mi sono messo avanti col lavoro») in vista di una battaglia sui banchi del consiglio regionale. «Voglio sperare che il nuovo governo regionale voglia occuparsene», è il messaggio spedito da Alleva, e dare una «garanzia contro la delocalizzazione» in Cina. «L’Emilia-Romagna lo deve impedire». (d.b.)
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