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Modena, c'è il rischio nuova local tax «Non vogliamo chiudere servizi»

Modena, c'è il rischio nuova local tax «Non vogliamo chiudere servizi»

Il sindaco riapre la Manifattura delle Idee con una assemblea per spiegare ai cittadini la situazione in cui versa l’amministrazione: «Mani legate, ma ci sarà un forte impegno sugli investimenti»

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Tra la mannaia dei tagli al bilancio del Comune la riduzione dei servizi ai modenesi, adesso c’è la local tax.

È lo spauracchio delle amministrazioni locali, che dipendono da Roma al punto da non conoscere più il loro futuro. O meglio, di certezze ce ne sono fin troppe, ma hanno tutte segno negativo. Ecco perchè, con quella che lo stesso sindaco ha definito «un’operazione trasparenza verso i cittadini», ieri sera si è ritrovata la Manifattura delle Idee. Il percorso che il sindaco aveva iniziato in campagna elettorale è ripreso alla Palazzina Pucci dove un’assemblea partecipata e piuttosto attiva ha dato vita ad un dibattito-verità sui conti del Comune.

Tra il pubblico diversi consiglieri comunali (Fasano, Venturelli, Malferrari), mezza giunta e il neoeletto consigliere regionale Pd Giuseppe Boschini. L’assessore al bilancio Ludovica Carla Ferrari ha spiegato i numeri, ma la parte del “cattivo” l’ha fatta il sindaco: «In un momento di tensione, iniziative di trasparenza come queste sono importanti. Se non parliamo finisce che non ci capiamo. E se non ci capiamo, finisce come domenica», con chiaro riferimento alla batosta Pd nata sull’onda della grande astensione. E prosegue: «La colpa è di tutti. Bisogna parlare, e si devono trovare alternative ad una situazione che ci penalizza. Anche la legge di stabilità, che ha avuto un giudizio positivo da Bruxelles, e questo è un buon fatto, non è un dogma. Si può e si deve emendare, si può migliorare».

Dice «migliorare» Muzzarelli, si ferma di fronte alle giornate difficili del premier Renzi, non affonda il colpo fino in fondo ma più che “migliorare” pensa “rifare”. In realtà, l’unica cosa che ci sarà da rifare sono i conti del Comune.

Scorrono le slide e lo sguardo dei cittadini è tutt’altro che sereno. Anzi. Il sindaco, dopo una lunga introduzione su deficit, pil, spesa pubblica, centralismo e federalismo, è entrato a gamba tesa sul problema, senza nascondere nulla: «Le possibilità sono queste: riordino e razionalizzazione dei servizi, cambiamento delle forme di gestione dei servizi stessi, riduzione degli standard di qualità sempre rispetto all’offerta che il Comune fa ai suoi cittadini, fino ad arrivare alla chiusura dei servizi, al taglio dei trasferimenti alle famiglie, alle imprese e alle associazioni e finendo con un aumento delle entrate tributarie ed extratributarie». Un quadro sconsolante, presentato a carte scoperte mentre gli sforzi fatti fino ad ora sembrano un nulla di fronte all’esigenza, ormai conclamata, di dover tagliare altri sette milioni e mezzo dal prossimo bilancio dopo aver parametrato minori entrate per 12,2 milioni e minori spese per 4,7 milioni. Tenendo conto che di risparmi ce ne sono già stati: la spesa per i dirigenti è calata di 82mila euro rispetto alle previsioni 2015 e di 183mila euro rispetto al 2014, oltre alla spesa per altro personale che si è ridotta rispetto alle previsioni di altri 233mila euro. Qualcosa si muove, ma non basta ( vedere, nella tabella qui sopra, come in alcuni settori si sia già arrivati a risparmiare parecchio: cultura, sport, giovani, turismo, quelli che qualcuno definisce non fondamentali).

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Il sindaco con nasconde che prendere una sola di quelle strade spiegate prima come unica vera soluzione non sarebbe una scelta equilibrata e nemmeno troppo ponderata. Tutti gli scenari vanno prospettati: «Proseguiremo nel riordino e nella razionalizzazione dei servizi. Apriamo un confronto sulle forme di gestione. L’impegno nostro è quello di non ridurre gli standard di qualità nè i trasferimenti ai modenesi, intesi come famiglie o aziende, perchè sempre noi siamo. C’è una riflessione aperta su come non chiudere i servizi. Ecco perchè valuteremo con attenzione la local tax se sarà approvata e servirà a valorizzare il territorio. Ma soprattutto con lo Sblocca Modena e ogni altra possibilità a disposizione ci impegnamo per un piano di investimenti straordinario». E guardando la tabella riportata qui a fianco si vede come la prima carta che il Comune proverà a giocarsi sia proprio quella del rilancio dell’economia attraverso il lavoro inteso, appunto, come investimenti sul territorio. Sfida complicata, ma certamente più appetibile di una local tax, che stando a quanto si capisce da Roma certamente arriverà e per i cittadini peserà di più sebbene venga detto che si tratta di accorpare i tributi sugli immobili in un’unica voce e attribuendo ai Comuni anche la quota di gettito che attualmente va allo Stato. Peccato che in cambio lo Stato trattiene l’addizionale Comunale Irpef. La partita è ancora aperta, ma per le tasche dei modenesi è in salita.

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