Scuola, sui precari l’Europa boccia l’Italia: assunzione per centinaia di modenesi?
La Corte di Giustizia ritiene illegittime le assunzioni provvisorie e ripetute oltre i 36 mesi per insegnanti e bidelli
I precari della scuola festeggiano in queste ore la storica sentenza emessa poche ore fa a Bruxelles. È quella che la Corte di Giustizia di Lussemburgo ha pronunciato al culmine di una lunga vertenza giudiziaria avviata da un gruppo di precari della scuola contro l’illegittimità dei contratti a termine. La sentenza è arrivata e condanna lo Stato italiano per violazione delle direttive comunitarie.
Già la Commissione Europea aveva aperto una procedura d'infrazione contro lo Stato italiano sulla stessa questione. Del resto anche il premier Renzi aveva messo in conto la sconfitta del governo quando, nel suo programma “Linee guida sulla buona scuola”, ammette le responsabilità.
Di qui il contestuale annuncio di un piano di stabilizzazioni per 148.000 docenti precari inseriti oggi presenti nelle graduatorie.
Anche i giudici modenesi, al pari di quelli di tutt'Italia, sono in attesa della sentenza. Sono infatti centinaia i ricorsi depositati in questi ultimi anni solo presso il Tribunale di Modena sezione lavoro da parte di insegnanti e Ata, per vedere trasformato in contratto a tempo indeterminato il proprio contratto a termine ripetuto negli anni nonché il risarcimento dei danni e la ricostruzione della carriera con conseguente corresponsione delle differenze di stipendio, maturate e mai corrisposte.
Molti processi sono stati già vinti a Modena in primo grado. Altri sono in appello a Bologna, altri ancora sono in corso. In tutti i casi i giudici hanno deciso di sospendere le cause in attesa della decisione Ue. E stando a quanto abbiamo appreso presso alcuni giudici del lavoro, le sentenze interpretative della Corte di Lussemburgo sono vincolanti per i giudici nazionali i quali dovranno uniformarsi al diritto comunitario, pena la responsabilità civile per colpa grave.
Nonostante l'apparente indifferenza sul tema, dimostrata dal governo, la gravità delle conseguenze è estrema. Si parla di oltre 3 milardi di euro di sanzioni per lo Stato, reo di avere violato, come datore di lavoro, il "Principio comunitario di non discriminazione" tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni ma anche di una somma ancora incommensurabile da versare ai lavoratori della scuola che hanno chiesto di essere risarciti. Non è solo la scuola a essere interessata dalla sentenza. La sentenza odierna sarà efficace per tutto il settore pubblico, se si deciderà di far causa, con un terremoto dalla proporzioni bibliche che colpirà ogni settore dove si annida il fenomeno della reiterazione dei contratti a termine: scuole e uffici comunali, asili e scuola infanzia comunali, Province, Regioni, ospedali, università, Asl, Vigili del Fuoco e tanti altri.
Centinaia di migliaia di precari con almeno 36 mesi di servizio potranno essere assunti a tempo indeterminato e in aggiunta (o in alternativa, dipende dal dispositivo) lautamente risarciti.
Canta vittoria il sindacato Anief-Confedir che da cinque anni si batte in tutte le sedi legali per il riconoscimento delle assunzioni: «Quella scritta oggi è una pagina storica che mette fine alla precarietà nella scuola e in tutto il pubblico impiego - scrive in una nota l’associazione - Ora è assodato che non esistono ragioni oggettive per discriminare personale docente e Ata assunto nella scuola a tempo determinato dal 1999 a oggi».
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