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Richetti: «Una fine traumatica» Balzani: «Giunta? Niente scherzi»

Richetti: «Una fine traumatica» Balzani: «Giunta? Niente scherzi»

Anche Pierluigi Bersani lancia i suoi segnali a Stefano Bonaccini: «Da emiliano non sto benissimo Non pensiamo che la gente si sia distratta, qui si riflette e il segnale è inedito e impressionante»

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Il giorno dopo l’elezione di Bonaccini è anche il giorno del fuoco amico. Torna Matteo Richetti, rispunta anche Roberto Balzani.

Il parlamentare modenese, ritiratosi dalla corsa delle primarie, non si è tirato indietro: «In Emilia-Romagna c'è una fine traumatica della legislatura: parliamo di 15 anni di governo Errani, una successione non semplicissima, che forse non è stata preparata a dovere anche in senso di costruzione e condivisione di quella proposta con gli emiliano-romagnoli». Lo ha detto Richetti (Pd) intervenendo ad Agorà (Rai3). Richetti si era candidato alle primarie, poi però ha rinunciato, anche alla luce dell'inchiesta che lo riguarda (come quasi tutti gli altri consiglieri uscenti) sulle spese dei gruppi consiliari. «Il Pd - dice Richetti - paga più delle altre forze politiche per un dato di proporzionalità. Anche i moderati non sono andati a votare in Emilia-Romagna. c'è un elemento di trasversalità che non attiene solo alla destra o alla sinistra. In questo astensionismo c'è anche un pezzo di sinistra che è sempre meno rappresentato. Se ci fossero le politiche fra quattro mesi il 75 percento degli emiliani romagnoli andrebbe a votare».

Da un uomo della Leopolda, al creatore dell’Ubalda. L’appuntamento è confermato: venerdì al Candilejas di Bologna va in scena l’«Ubalda» di Roberto Balzani, la sorta di Leopolda emiliano-romagnola convocata dall’ex sfidante di Stefano Bonaccini alle primarie ancora prima dello «schiaffo» sull'affluenza di domenica scorsa. Si parlerà (appuntamento a Bologna dalle 18.30 alla sala Candilejas) della svolta che secondo Balzani e i suoi sostenitori vogliono imprimere con la nuova gestione di viale Aldo Moro, a partire dalla scelta degli assessori. L’ex sindaco di Forlì, in proposito, ha registrato con favore la promessa di rinnovamento fatta ieri da Bonaccini. Anche perchè, osserva Balzani, «pensare di confermare in misura massiccia la giunta precedente vorrebbe dire non avere capito nulla. La conferma di Patrizio Bianchi? Quella lo capisco, ha costruito il programma di Bonaccini, non voglio essere talebano». Quanto ad un eventuale offerta per lo stesso Balzani, l'interressato comprensibilmente glissa («con Bonaccini ci sentiamo in maniera abbastanza stretta, il rapporto è ottimo», dice però). Qualcosa di più potrebbe uscire dalla «Ubalda»: è un fatto che i sostenitori di Balzani premono perchè il professore forlivese abbia un ruolo nella nuova amministrazione. «Lo spirito dell'incontro? Vuole essere un misto tra l’ironia e la proposta di un’agenda di temi e problemi sollevati durante la campagna elettorale, quella delle primarie perchè in questa di proposte ne abbiamo sentite abbastanza poche», rileva Balzani. In gestazione c'è dunque «un pezzo di agenda per il rinnovamento della Regione». L’intenzione di Balzani ed i suoi è riaprire il «dibattito politico» e fornire «un’occasione di confronto» per ricucire i rapporti con l’elettorato. In campagna elettorale, invece, le persone «erano lì ad ascoltare comizi». Ma sarà più una iniziativa legata al nuovo corso in Regione o si punta al congresso regionale Pd, che probabilmente sarà a inizio 2015? «Le due cose sono molto collegate, le proposte per il governo regionale, che Bonaccini ha detto di voler rinnovare, sono anche un modo per affrontare il futuro del Pd». Per il congresso, va da sè, si aspettano idee e proposte ma come sempre «non c'è problema a contarsi», avvisa Balzani. Idem per la Regione. «Non c'è nessuna preclusione a Bonaccini, che ha detto di voler tenere conto del dato dell'astensione, vediamo cosa fa». All'incontro non ci sarà il neo-governatore ma ha chiesto di portare un saluto il segretario del Pd di Bologna Raffale Donini, braccio destro di Bonaccini sotto le due torri.

Tra i commentatori del giorno dopo arriva anche Pierluigi Bersani: «Da emiliano romagnolo non mi sento benissimo. Vabbè, il Pd ha vinto e nessuno può negare che il Pd sia centrale nella vita del Paese, una ragione in più, per le responsabilità che abbiamo, per non sottovalutare quello che è successo, che effettivamente, guardando una regione come l'Emilia Romagna, è inedito e impressionante - afferma Bersani intervenendo a Radio Radicale - Un sacco di cittadini, di elettori anche nostri, ha una sensazione di estraneità, la voglia di chiamarsi fuori, un elemento di rifiuti. Non sono andati da altre parti - prosegue l'ex segretario del Pd - ma hanno detto no e io credo, almeno in parte, di capire perché. Bisogna che riflettiamo perché il segnale è molto forte e in larga parte intenzionale, non pensiamo che la gente si sia distratta, perché lì è un posto dove la gente ragiona». (d.b.)

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