Chiese provvisorie inadatte per un ritorno
«Le opere antiche e preziose hanno bisogno di condizioni microclimatiche costanti e di sicurezza»
Non tutte le chiese provvisorie della Bassa sono adatte a ospitare le opere antiche lesionate dal sisma e temporaneamente conservate a Sassuolo. Inoltre il soprintendente di Modena e Reggio Casciu lancia dunque una sorta di appello agli enti proprietari dei beni - quadri e scultore ma anche arredi sacri, paliotti d'altare e altri oggetti - affinché richiedano al centro di restauro sassolese di operare in fretta sulle loro opere solo se poi sanno dove esporle. Andiamo con ordine, partendo dalle chiese provvisorie. «Ci è stato chiesto dalla parrocchie di Medolla di poter esporre tre loro opere nella chiesa provvisoria di quel paese: ho acconsentito perché tali oggetti, tra cui un paliotto inserito nella mensa d'altare, non erano stati danneggiati del sisma ed era bastata una pulitura o poco più. C'è invece il caso di Concordia dove è stata eretta una bella chiesa grazie a uno sponsor privato: in questo caso la provvisoria è stata dotata di suo arredo, vetrate e via crucis, realizzato da una scuola d'arte di Firenze: in questo caso non ha senso inserirvi opere antiche, essendo un contesto già completo e contemporaneo. In generale, inoltre, ricordo che le chiese temporanee non hanno un clima costante, si accende il riscaldamento e poi si spegne. Ma le opere antiche hanno bisogno di condizioni microclimatiche costanti e di sicurezza che sono difficoltose anche in una chiesa vera e propria. Bisogna stare attenti». E poi il secondo punto relativo alle priorità di restauro al Centro di Sassuolo. «Abbiamo bisogno di organizzare di preciso la nostra attività - spiega Casciu - per cui non ha senso restaurare un'opera se poi il legittimo proprietario non la espone sul suo territorio, chiesa o comune o altro luogo che sia. Meglio salvaguardarla tenendola qui nel nostro deposito controllato. Abbiamo anche in previsione, grazie a fondi della Direzione regionale dell'Emilia Romagna, di fare preventivi dei restauri delle opere, quindi dobbiamo fare scelte ben meditate. In ogni caso è ovvio dire che la priorità generale è conservare, restaurare e poi restituire le opere d'arte alla propria comunità di riferimento. È capitato che qualche parroco ci chiedesse di restaurare per prima una precisa opera, cosa che noi abbiamo fatto dopo avere verificato se aveva la possibilità di esporla».
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