Il collare refrigerante salva-ictus
Due laureati modenesi premiati dalla Intel Uno strumento “salva-vita” davvero innovativo
Una volta, in medicina, se sentivi parlare di collare non avevi dubbi: un semplice oggetto da applicare al collo per immobilizzare le persone colpite dai traumi, dalle cadute agli incidenti stradali. Anche il collare conosce la sua evoluzione, cambia ambito medico, si trasforma a tal punto da essere identificato come una nuova scoperta. Nasce così il collare refrigerante, nuovo sistema di trattamento soprattutto per ictus e infarto, dove i primi minuti sono quelli fondamentali per limitare al massimo i danni.
La storia, a parole, è semplice. A due anni dall'idea, ne serviranno almeno altrettanti per nuove ricerche in laboratorio e poi l'intuizione si dovrà materializzare su larga scala, come fu per il defibrillatore. Prima segna la rivoluzione, poi diventa la prassi. Almeno è quello che i medici si augurano. Merito di Neuron Guard, start-up modenese che ha appena vinto l'Intel global challenge, la competizione che dal 2005 l'azienda di Santa Clara (California) dedica a esperienze innovative che vengono selezionate da tutto il mondo.
Enrico Giuliani, 32 anni, medico specializzato in anestesia e rianimazione e Mary Franzese, 28 anni, laureata in Economia, sono i due soci che hanno dato vita al collare refrigerante.
In cosa consiste la vostra applicazione?
"Sviluppiamo - spiega il professor Giuliani - un innovativo sistema integrato di protezione cerebrale in caso di arresto cardiaco, trauma cranico grave e ictus, patologie che provocano danni irreversibili in pochi minuti, compromettendo significativamente una o più aree del cervello, quali quelle deputate alla comunicazione, alla cognizione e al movimento, fino a impedire al paziente di respirare autonomamente. Tutto si basa sul freddo, abbassando cioè la temperatura del sangue per rallentare il processo degenerativo".
Perché si è concentrato proprio su questo dispositivo?
"Ho lavorato per alcuni anni in ospedale, a Modena e Reggio Emilia, anche nell'emergenza. E da ragazzo mi sono sempre chiesto come fare per salvare una persona colpita da queste patologie, perché quando è il cervello a essere colpito non si torna più indietro: quando il cervello è malato, quello che è perso è perso. Avevo 13 anni quando mia zia venne colta da ictus. Sicuramente, nella mia mente, qualcosa è scattato durante quei giorni".
Come nasce Neuron Guard?
"La forte passione per la ricerca clinica e altrettanta determinazione sono i fattori che ci hanno spinto a intraprendere questa strada nel cuore del distretto biomedicale italiano. Io e Mary non ci conoscevamo fino a un paio di anni fa. Ci siamo incontrati ad un master di strategia aziendale organizzato dalla Bocconi. Ed è proprio sulle nostre competenze diverse che si fonda Neuron: capacità nella ricerca scientifica e abilità nel riuscire a finanziare ciò che noi vorremmo vedere realizzato".
Perché l'idea del collare refrigerante?
"Non abbiamo inventato noi l'ipotermia, che è una pratica medica autorizzata. Abbiamo solo cercato di renderla portatile: il collare refrigerante è alimentato a corrente o a batteria e può essere applicato in modo estremamente rapido. E questo richiede uno sforzo notevole in termini di ore passate in laboratorio: adesso l'idea è diventata un prototipo, e siamo già alla terza ottimizzazione. Dal prototipo dobbiamo passare al prodotto vero e proprio, alla produzione su larga scala".
Quanto tempo dovrà ancora passare?
"Ancora qualche anno perché tutti ne possano beneficiare: il nostro sogno è vederlo ovunque, nelle dotazioni di primo soccorso e non solo negli ospedali, perché tutti lo possano utilizzare seguendo alcune semplici istruzioni. Ma saranno prima gli ospedali ad utilizzarlo".
In cosa è rivoluzionaria la vostra applicazione?
"Le soluzioni attualmente disponibili per l'ipotermia non combinano portabilità e stabilità di raffreddamento, fondamentali per ottenere risultati clinicamente significativi. Inoltre, la somministrazione di anestetici avviene esclusivamente per via inalatoria con apparecchiature non portatili che richiedono specifici sistemi. Neuron Guard sviluppa una soluzione che si fonda sulla combinazione innovativa di due effetti neuro-protettivi: l'ipotermia terapeutica mirata e controllata al cervello, e un sistema d'infusione per la somministrazione endovenosa di un farmaco".
E la prossima scoperta quale sarà?
"Troppo presto per dirlo. Lavoriamo a tempo pieno sul collare e non abbiamo tempo di pensare ad altro. Certo è che intervenire nell'emergenza nel modo giusto permette di ridurre i danni, e questo è molto affascinante. Io lo ripeto sempre: noi non facciamo prevenzione, non siamo una cura, ma ti facciamo arrivare alla cura con più cervello".
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