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Pmi sempre più povere ma i big volano

di Felicia Buonomo
Pmi sempre più povere ma i big volano

Pre e post sisma. Un’analisi per Confindustria: «Il biomedicale tira, i piccoli perdono il 5% annuo e i grandi crescono»

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MEDOLLA. La redditività è calata, l’indebitamento è aumentato, così come la mortalità. In particolare per le imprese di piccole dimensioni. È la fotografia scattata da K Finacce, che torna (a distanza di quattro anni) ad analizzare il tessuto economico dell’Area Nord. L’orizzonte temporale parte dal 2008 (anno di inizio della crisi) e finisce nel 2013. Nel mezzo il terremoto del 2012, che ha “affossato” l’economia di una terra fatta di eccellenze e patria di distretti industriali. È stata Confindustria Modena a commissionare la ricerca, per confermare da una parte la sofferenza ancora presente nell’area colpita dal sisma, dall’altra che “piccolo è sempre meno bello”.

Dall’indagine emergono chiaramente gli effetti del sisma. Nel 2013 il fatturato delle 500 imprese prese in esame è stato del 6% superiore al 2008. Ma nell’anno precedente, il 2012, quello del terremoto, i numeri cambiano: se la redditività media era sempre stata intorno al 3,5%, nel 2012 è calata al 2,5%; l’indebitamento invece si aggirava nel 2012 al 10% del fatturato, mentre ante-sisma era al 4-4,5%. A pagare il prezzo più alto le imprese di piccole dimensioni, ovvero il 66% del campione, capaci di rappresentare un quarto del fatturato di tutta la Bassa.

Se si considerano le imprese con fatturato inferiore a tre milioni, la perdita di fatturato media è stata pari al 5% l’anno, mentre quelle di grandi dimensioni (con fatturato superiore a 50 milioni) sono cresciute di quasi il 3% l’anno.

«Questo dimostra - spiega Giuseppe Grasso, presidente di K Finance - che i punti di forza dell’Area Nord non si riflettono sulle aziende di piccole dimensioni e impone una riflessione con gli stakeholders. Il sisma, in questo scenario, ha fatto da cassa di risonanza».

Dello stesso avviso Valter Caiumi, presidente di Confindustria Modena: «La ricerca conferma quanto da tempo sosteniamo, ovvero che piccolo è sempre meno bello. E lo si vede anche addentrandosi nelle problematiche collegate al sisma. Le aziende di piccole dimensioni hanno difficoltà nell’erogazione delle risorse, soffrendo maggiormente della burocratizzazione».

Proseguendo nella disamina, si osserva che i settori più in sofferenza sono il commercio, calato mediamente ogni anno del 2%, il chimico (-20% annuo) e il tessile (-11). A reggere meglio il meccanico e il biomedicale (cresciuto in media del 4% ogni anno), non a caso i comparti dove si concentrano le imprese di maggiori dimensioni e più esposte sul mercato estero. «Un distretto come quello biomedicale - afferma infatti Franco Mosconi, docente di economia all’Università di Parma - è tra i migliori in Italia per due motivi: è capace di attirare capitali stranieri, che significa anche conoscenza e know how ed ha alto livello tecnologico».

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