Scuola e Ue, ok ai precari
Corte di Giustizia contro l’Italia, centinaia i ricorsi modenesi
Come previsto alla vigilia della sentenza, la Corte di Giustizia europea ha bocciato il sistema delle supplenze utilizzato nella scuola statale italiana definendola “contraria al diritto dell'Unione”.
Ora sono centinaia di docenti modenesi assunti con contratti rinnovati di anno in anno a tirare un sospiro di sollievo, sperando nell’accoglimento immediato dei ricorsi pendenti a Modena e Bologna davanti ai giudici del lavoro. «Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato - scrivono i giudici europei - La normativa italiana non prevede alcuna misura che limiti la durata massima totale dei contratti o il numero dei loro rinnovi e non prevede alcuna misura diretta a prevenire il ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato».
La sentenza segue un ricorso presentato da Raffaella Mascolo e Carla Napolitano e altri colleghi assunti in istituti pubblici come docenti e collaboratori amministrativi in base a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione; hanno lavorato per almeno 45 mesi, seppure non continuativamente, per un periodo di 5 anni. «Mi pare che i contenuti e i metodi che la Buona scuola prevede siano in linea, ma anticipatori, rispetto a quello che la Corte europea in questa sentenza ha indicato», è il commento del ministro dell'Istruzione, Giannini.
Per i sindacati ora 250 mila precari della scuola «possono chiedere la stabilizzazione e risarcimenti per 2 miliardi di euro, oltre agli scatti di anzianità maturati tra il 2002 e il 2012 dopo il primo biennio di servizio e le mensilità estive». «Prima di dare numeri bisogna leggere con molta attenzione questo passaggio della sentenza della Corte europea - ha spiegato la ministra Giannini - ci sarà poi una presentazione in commissione delle misure che l'Italia ha attivato».
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